L’ultimo segretario di Sel: «Non emigriamo nel Pd»
Pizzuto boccia il passaggio in Sinistra italiana ma dice no anche al partito di Renzi La sua idea invece è un’altra: «Fondiamo l’associazione Sinistra per la Sardegna»
CAGLIARI. Nella grande famiglia di Sel, a dicembre si dissolverà nonostante da tempo sia molto allargata, il carteggio fra i compagni s’è fatto fitto. Stavolta a prendere per primo carta e penna è stato il coordinatore regionale Luca Pizzuto, che finora era rimasto in silenzio anche dopo l’uscita pubblica del gruppone capeggiato dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, e dal senatore Luciano Uras. Se proprio il gruppone ha giurato che mai, a dicembre, confluirà in Sinistra Italiana. Ora è il coordinatore regionale a scrivere: «Ma mai neanche nel Pd».
Pizzuto ai compagni. Il pensiero del consigliere regionale e segretario è fin troppo chiaro: le emigrazioni in massa non servono. Nè in Sinistra Italiana, «nasce come un partito settario e deciso ad autoemarginarsi», scrive Luca Pizzuto, ma neanche nel Pd. «Il Partito democratico – continua il coordinatore – resta un importante alleato, però a livello nazionale dovrebbe scaricare le destre e contribuire a ricostruire un vero centrosinistra, non certo portare dentro di sè alcune costole subalterne». Per Pizzuto c’è una sola strada percorribile: «Dar vita a un nuovo partito» ma che a caldo lui preferisce chiamare «associazione della Sinistra per la Sardegna», capace di «raccogliere l'eredità politica che lascerà Sel ma anche decisa ad aprirsi al sovranismo, al cattolicesimo sociale e al mondo socialdemocratico e marxista». Per chiudere la lettera così: «Oggi più che mai il centrosinistra è un campo di valori irrinunciabili, da ricostruire con tutto il suo popolo a ogni livello: dai piccoli Comuni al Governo nazionale». L’idea di Pizzuto è per ora quella dell’associazione, ma quel suo volerla battezzare in anticipo «Sinistra per la Sardegna» sembra essere invece un evidente punto di partenza del nuovo partito, che lui vorrebbe anche in tempi stretti. Lo scrive nelle ultime righe: «Abbiamo bisogno di un partito forte sul piano regionale e nazionale che possa dare speranza a tutti, e per questo non mi spaventa rimboccarmi ancora una volta le maniche e cominciare una nuova avventura».
Uras a Pizzuto. La risposta del senatore non s’è fatta attendere fino ad apparire però come una frenata. «Costruire un partito nuovo è impresa difficile, oggi forse quasi improponibile – scrive il parlamentare – soprattutto se si pensa di ricalcare riti vecchi, in una fase storica nella quale anche solo il nome partito suscita diffidenza o addirittura sospetti». Per andare oltre e scrivere di slancio subito dopo: «Forse invece dobbiamo pensare a dare forza a un'area culturale e politica d’ispirazione democratica e progressista, in cui sia promosso lo spirito unitario, il dialogo, lo scambio di esperienze sempre su temi decisivi soprattutto nei territori». Partito sì, o partito no? Il dubbio resta, ma nessuno sa ancora fino a quando resisterà.
Piras a Uras e Pizzuto. Il deputato di Sel Michele Piras, da tempo ha aderito a Sinistra Italiana, a sua volta ha indirizzato una lettera più al coordinatore che al senatore. «A me dispiace che alcuni compagni, con i quali ho percorso un intenso e a volte entusiasmante tratto di strada, oggi si stiano allontanando. Apprezzo l'appello fatto da Luca Pizzuto e spero che si possano presto ritrovare momenti di confronto, perché nessuno può sottovalutare la necessità di una ricomposizione del campo progressista e democratico, ma non può essere quel centrosinistra che continua a strizzare l’occhio al liberismo e alle destre». (ua)
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