«Murtas agì per il bene di Abbanoa»
Per i giudici della Cassazione le scelte del direttore generale sono state legittime
CAGLIARI. Non c’è stato abuso d’ufficio nelle scelte del direttore generale di Abbanoa, Sandro Murtas, indagato dalla Procura, sospeso dall’incarico e infine reintegrato dal tribunale: i documenti prodotti dalla difesa all’udienza del riesame «hanno dimostrato il perseguimento di un interesse pubblicistico» visto che il dirigente «era impegnato in un’operazione di risanamento e di riorganizzazione della società». A stabilirlo è la Corte di Cassazione nei motivi della decisione con cui lo scorso 13 settembre ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Cagliari contro l’ordinanza di revoca della sospensione dall’incarico dirigenziale emessa dal tribunale il 26 aprile. La Cassazione - relatore Giorgio Fidelbo - non entra nel merito dei fatti che hanno dato origine al provvedimento richiesto a suo tempo dal pm Giangiacomo Pilia e firmato dal gip Giampaolo Casula, ma si limita a osservare come la «completa revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate» richiesta dalla Procura non rientra nelle competenze della Corte perché «presupporrebbe un potere di apprezzamento nel merito che fuoriesce dal controllo di legittimità». In altre parole: spettava al gip e in secondo grado al collegio d’appello del tribunale valutare la fondatezza delle prove d’accusa prodotte dal pm Pilia, che contestava a Murtas cinque abusi d’ufficio. In mancanza di «palesi illogicità» contenute nell’ordinanza del tribunale presieduto in quel caso da Claudio Gatti, la Corte di Cassazione non poteva che respingere il ricorso.
Restano in piedi dunque le valutazioni sulla vicenda contenute nell’ordinanza del tribunale, del tutto alternative a quelle del gip Casula. Per i giudici la sospensione di Murtas era viziata da «gravi lacune probatorie con riferimento soprattutto all’elemento soggettivo del reato», vale a dire la volontà e la consapevolezza di commetterlo. In altre parole: le contestatissime scelte del direttore generale non avevano l’obbiettivo di danneggiare o avvantaggiare qualcuno, integrando così l’abuso d’ufficio. Al contrario Murtas risultava «impegnato in un’operazione di risanamento e di riorganizzazione della società, che ha comportato la creazione di nuovi comparti, l’individuazione di specifiche professionalità non presenti nella società, il recupero di ingenti crediti vantati da Abbanoa che si trovava in una situazione di grave dissesto economico e finanziario, situazione che - a parere del tribunale - ha giustificato misure urgenti e straordinarie, tra cui la creazione di una vera e propria task force». Lo scopo delle azioni della direzione generale era di «evitare il commissariamento o addirittura il fallimento, cercando inoltre di non perdere un importante finanziamento pubblico».
Il procedimento per abuso d’ufficio nei confronti di Murtas e dell’amministratore Alessandro Ramazzotti è ancora formalmente aperto, ma la sentenza della Cassazione è destinata - se la Procura non lavorerà su altri fatti e altri profili - a determinare l’archiviazione del fascicolo. (m.l)
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