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«Sardegna più forte serve un parlamento davvero moderno»

«Sardegna più forte serve un parlamento davvero moderno»

Dalla riforma più prestigio per le Regioni a statuto speciale I ritardi nell’approvazione delle norme sarebbero cancellati

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SASSARI. Quali potrebbero essere gli effetti sulla Sardegna della vittoria del Sì?

«Credo che la Regioni a statuto speciale come la Sardegna possano uscire rafforzate dalla vittoria del Sì e non mi spaventa la questione del potere sostitutivo che potrebbe essere esercitato dallo Stato. D’altra parte, autonomia significa libertà di decidere mica di non fare nulla. Ho visto tante volte la Regione rivendicare le competenze sui conflitti di attribuzione e poi non fare nulla».

Cosa comporterebbe l'abolizione del bicameralismo paritario e la contestuale riforma del Senato?

«L'eliminazione del bicameralismo paritario agevola l'approvazione delle leggi, senza toccare l'apporto della minoranza, libera di esprimere le ragioni a supporto delle proposte alternative alla Camera. Allo stesso modo la riforma del Senato è necessaria per lo stesso motivo, dato che modifiche di scarso peso nel testo approvato da una Camera richiedono il ritorno, spesso più volte, all'altra: la cosiddetta “navetta”, che produce, non solo ritardi, ma effetti paralizzanti.

Crede che la riforma della costituzione rafforzerebbe il Governo e modificherebbe il rapporto tra lo Stato e le Regioni?

Dicono che è un rafforzamento del Governo, mentre invece lo è del Parlamento che avrà più capacità decisionale. Invece non ho alcuna paura della deriva autoritaria. Non la temo perché la Costituzione è pur sempre una carta e non è mai bastata a impedire le dittature. Si pensi a quella di Weimar, giudicata la più vicina alla perfezione, travolta da Hitler.

La sottrazione di alcuni poteri alle Regioni ordinarie, invece, nasce dall’esperienza che ha mostrato ciò che già si sapeva. L’autonomia è spesso in contrasto con l'eguaglianza dei cittadini che nei diritti più basilari, come la salute, devono ricevere lo stesso trattamento evitando che quelli di una Regione scadente siano penalizzati rispetto a quelli di una virtuosa.

Quali sarebbero gli effetti dell'eliminazione delle Province?

Dell'abolizione delle Province si è parlato a lungo, essendo condivisa da tanti l'idea della loro superfluità. Senza dire che da sempre si è parlato della necessità di una riforma che desse ad esse un ruolo, senza mai approdare a nulla. La legge costituzionale di riforma abolisce le Province, salvo quelle di Trento e di Bolzano, che però sono un’altra cosa. Dopo 40 anni di inutili tentativi di dar loro un ruolo evitando che restassero stritolate fra Comuni in basso e Regione verso l'alto, non si poteva fare altrimenti.

Cosa pensa dell'abolizione del Consiglio nazionale dell’economica e del lavoro (Cnel)?

È una semplice presa d'atto del fatto che non ha funzionato, al punto che quasi tutti non sanno di che si tratta. Il Cnel è un organismo di concertazione fra imprese e lavoratori fondato sul principio corporativo, di confronto fra sindacato e impresa, tanto esecrato quando è stata fatta la Costituzione perché ad esso si ispirava il fascismo ma che agli occhi dei padri costituenti doveva pur avere qualche pregio. (c.z.)

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