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Piras inguaia l’intero Pdl: Montblanc, ci fu il sì di tutti

di Mauro Lissia
Piras inguaia l’intero Pdl: Montblanc, ci fu il sì di tutti

Testimone nel processo a Diana, l’ex consigliere rischia ora l’incriminazione «Sulle stilografiche votai l’ok come i compagni di partito». Pittalis unico assente

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CAGLIARI. Ora si scopre che l’acquisto delle famose e preziosissime trentuno penne Montblanc a pochi giorni dal Natale del 2009 come strenne da destinare agli onorevoli era stato proposto dalla consigliera Simona De Francisci ma approvato dall’intero gruppo regionale del Popolo delle libertà e non solo dal presidente. A rivelarlo candidamente davanti al rinnovato collegio del tribunale presieduto da Giuseppe Pintori è stato Sisinnio Piras, chiamato a testimoniare nel giudizio immediato in cui è imputato l’ex capogruppo Mario Diana con l’accusa di peculato aggravato per aver speso e distribuito illegalmente circa 600 mila euro destinati all’attività politico-istituzionale. Le dichiarazioni di Piras sono tutt’altro che irrilevanti, al contrario potrebbero determinare una svolta clamorosa nell’inchiesta-bis sui fondi ai gruppi: il pm Marco Cocco ha chiesto al tribunale la trasmissione del verbale per verificare i fatti e procedere contro Piras, l’ipotesi d’accusa è di concorso in peculato aggravato. Ma non è finita, perché a questo punto va considerata in bilico la posizione di tutti i componenti il gruppo del centrodestra, che stando alla testimonianza registrata ieri mattina avrebbero ciascuno la propria quota di responsabilità nella decisione, tranne Pietro Pittalis che era assente e in aperto contrasto con Diana. Gli altri ex consiglieri, compresi quelli già condannati e indagati, dovranno essere esaminati all’udienza del prossimo 17 dicembre e a questo punto avranno due possibilità: confermare le affermazioni dell’ex collega di gruppo e infilarsi nei suoi stessi nuovi guai giudiziari, oppure smentirlo e lasciare che la responsabilità dell’acquisto contestato dalla Procura ricada tutta su Diana.

Ma vediamo cosa è successo, in un’udienza in cui sedici testimoni avrebbero dovuto semplicemente confermare quanto già dichiarato in aula davanti al primo collegio, quello presieduto da Mauro Grandesso, un atto formale divenuto indispensabile perché la difesa di Diana ha negato l’acquisizione diretta dei verbali da parte dei nuovi giudici. Interrogato dal difensore Massimo Delogu, l’ex consigliere - che coinvolto nell’inchiesta-bis sui fondi ai gruppi il 6 maggio 2014 ha patteggiato un anno e otto mesi per peculato dopo la celebre vicenda dei maialetti e pecorino pagati a spese pubbliche - doveva cavarsela con un’esame di pochi minuti, come tutti gli altri. Chiamato dalla difesa nelle vesti di imputato per reato connesso, con l’assistenza dell’avvocato Roberto Nati, Piras avrebbe potuto anche tagliare corto avvalendosi della facoltà di non rispondere. Invece, anzichè limitarsi a confermare il contenuto del primo verbale d’udienza e chiuderla così, l’ex consigliere di Villacidro ha voluto andare oltre per spiegare l’origine di quella scelta: «La decisione di comprare le penne Montblanc coi soldi del gruppo Pdl è stata presa dal gruppo – ha detto al tribunale, rispondendo a una domanda – e io stesso ho votato a favore come gli altri». Per il pm Cocco è stato un invito a nozze: lungi dal lasciar correre, il magistrato dell’accusa ha letto in quella dichiarazione un’involontaria chiamata in correità e si è rivolto al tribunale per chiedere che il verbale d’udienza venisse trasmesso al suo ufficio. Un’iniziativa che l’avvocato Delogu ha contestato senza mezzi termini: «Questo non è corretto» ha detto e ripetuto il legale, usando un tono piuttosto acceso. Nessuna risposta dal pm Cocco.

Dietro lo scontro tra accusa e difesa c’è probabilmente anche la decisione dell’avvocato Delogu di chiedere, al cambio del collegio giudicante, il richiamo in aula di tutti i testimoni già sentiti, compresi alcuni arrivati da Londra e da Malta, semplicemente per pronunciare davanti ai giudici la parola «confermo». Un passaggio lungo e faticoso che poteva essere evitato.

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