La Chiesa convoca le parti sociali
Il vescovo Miglio: cerchiamo progetti per far crescere l’occupazione
CAGLIARI. La Chiesa è alla ricerca di proposte per rilanciare l’occupazione in Sardegna. Non è un’invasione di campo, scrive l’arcivescovo Arrigo Miglio nell’invito consegnato a sindacati, associazioni d’imprese, mondo della cooperazione, terzo settore, esperti e studiosi del mondo del lavoro. «La riunione di sabato prossimo – sarà alle 9.30 nel seminario di via Cogoni, a Cagliari – sarà l’occasione di accompagnare la denuncia, con programmi concreti, possibili, realizzabili in tempi immediati, medi e lunghi per superare la crisi», scrive Miglio. L’incontro vuole essere, nei fatti, un laboratorio d’idee, perché «dal confronto aperto e dal contributo originale di tutte le organizzazioni sono sicuro – scrive il vescovo – che potranno arrivare importanti suggerimenti da consegnare o trasmettere alle istituzioni per favorire la ripresa socio-economica». Con una conclusione molto chiara: «Non è il momento delle divisioni, dobbiamo agire insieme». La riunione di sabato mattina sarà anche una delle prime tappe d’avvicinamento alla Settimana nazionale sociale dei cattolici italiani, organizzata dal 26 al 29 ottobre 2017, a Cagliari, e avrà come tema: «Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale». In quei giorni, il confronto sarà fra oltre mille delegati in arrivo da tutte le regioni. L’auspicio di Miglio è che per quell’occasione «la Sardegna possa presentarsi con una organica, unitaria, in grado di favorire sviluppo e occupazione, con un’attenzione particolare verso il futuro dei giovani, che oggi hanno davanti un mondo senza speranza». E non è certo una novità che la Chiesa scenda in capo in prima persona per sollecitare il cambio di passo. «I vescovi – ribadisce Miglio – hanno più volte detto con forza che la disoccupazione è un danno all’identità dell’uomo in tutte le sue dimensioni. I risvolti, si sa, sono drammatici dopo la chiusura di numerose fabbriche, il crollo d’interi comparti produttivi, con l’effetto dell’esclusione di migliaia di lavoratori».
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