L’accusa degli edili esodati: imbrogliati dalla riforma
Sono 15mila i 60enni che non rientrano nei parametri imposti dall’Ape agevolata Chiedono che il governo accolga la proposta di abbassare la quota d’anzianità
SASSARI. Un esercito di operai in marcia per rincorrere la pensione. Sono 15mila gli impiegati nel settore edile che non hanno maturato l’anzianità necessaria per raggiungere la quota pensionabile e che, per il momento, sono sospesi tra chi li considera troppo giovani per riposare e chi pensa che siano troppo vecchi per darsi da fare, magari in un altro campo.
Una situazione che crea problemi economici a tantissime famiglie, molti ex operai edili non sono sostenuti dagli ammortizzatori sociali, e che aumenta il rischio degli impieghi in nero, spesso sottopagati e lontani da ogni garanzia di sicurezza. E il diritto ad avere un futuro certo ha spinto tanti operai a scendere in piazza per gridare la rabbia di chi si sente discriminato anche dagli strumenti proposti come l’Ape agevolata, un sistema pensionistico basato su un prestito previdenziale che il pensionato dovrà restituire entro vent'anni dall’erogazione. Un possibilità riservata solo a chi ha raggiunto i 63 anni e ha un’anzianità contributiva di 36 anni. Inoltre, per accedere all’Ape, gli edili devono avere gli ultimi 6 anni di lavoro continuativo: «Non posso chiedere un prestito per ottenere soldi che mi spettano – spiega l’oristanese Sandro Carboni, uno dei 15mila operai sessantenni che non può accedere alla pensione – adesso sono disoccupato e dal 2014 ero in mobilità. E adesso? Non possono sognarmi di aspettare l’Ape con le mani in mano».
Il panorama, infatti, è desolante: «Nell’edilizia è praticamente impossibile trovare un operaio con 36 anni di contributi pagati – continua Sandro Carboni – , i muratori e i manovali vengono licenziati dalle imprese quando non hanno lavoro. Figurarsi poi quanto è probabile trovare qualcuno che abbia gli ultimi sei anni di lavoro addirittura continuativi. La verità è che se non abbassano i parametri non avrò futuro».
A poco più di cento chilometri distanza, la storia si ripete per filo e per segno: «La verità è che 36 anni di contribuzione sono un tempo troppo lungo per chi lavora nell’edilizia– afferma Angelo Pasquino, operaio edile 62enne di Sassari –, il nostro non è un lavoro continuativo». Una situazione che spesso causa problemi economici: «Sono disoccupato dal 2013 - aggiunge Angelo Pasquino – e dopo due anni di mobilità non ricevo nulla da oltre un anno. Una situazione che non posso tollerare perché pago un mutuo e, nonostante abbia certo lavoro a più riprese, non l’ho mai trovato. Una volta mi è stata chiesta una lettera d’accompagnamento di un amico per ottenere un impiego che alla fine non ho ottenuto. Assurdo, sono un carpentiere edile con tantissima esperienza e mi passa davanti chiunque, anche i lavoratori stranieri che si offrono a prezzi bassissimi.
Capisco che siano disperati e non me la prendo con loro, dobbiamo avere più tutele e il Governo deve ascoltare le nostre richieste». Un impegno assunto dai senatori Ignazio Angioni e Silvio Lai che hanno garantito il loro impegno nel sostengo alla mozione dei lavoratori dell’edilizia.
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