La spesa in orario d’ufficio condannati 22 impiegati
Pene da quattro mesi a un anno per i dipendenti dell’Ersu colpevoli di truffa Nel 2009 uffici deserti. Anzichè lavorare andavano al supermarket o a messa
CAGLIARI. Guai fare la spesa in orario d’ufficio, guai andare a messa quando la scrivania è ingombra di pratiche da sbrigare, attenzione ad assentarsi dal lavoro senza una ragione compatibile. Ne sanno qualcosa ventidue dipendenti dell’Ersu, l’ente regionale per lo studio universitario, che il giudice Alessandra Angioni ha condannato a pene che vanno da quattro mesi a un anno di reclusione con la condizionale, oltre che al risarcimento dei danni arrecati all’organismo pubblico. Il tribunale ha sostanzialmente accolto le richieste del pm Guido Pani e quella della parte civile, patrocinata dall’avvocato Luca De Angelis. Tutti gli imputati sono stati giudicati colpevoli, con diversi livelli di responsabilità, di truffa ai danni della pubblica amministrazione. Alessandro Puddu è stato condannato a un anno di reclusione e 300 euro di multa, nove mesi sono stati inflitti a Rosanna Arceri, Lorenza Bertolini, Giada Casti, Maria Teresa Concas, Carla Farris, Maria Rita Farris, Franco Figus, Antonello Giuliano Frau, Egidio Loche, Roberto Masala, Olivio Melis, Pietro Orrù, Augusto Ortu, Anna Patteri, Ivana Perra, Lorena Pilloni, Rosella Pinna, Francesco Puddu, Danilo Sarigu e Salvatore Zurru. Infine quattro mesi è la pena decisa dal giudice Angioni per Maria Pia Gerina, che potrà cavarsela versando una multa di 30 mila euro.
La vicenda risale al 2009, quando ai carabinieri arrivò una sequenza di segnalazioni: gli uffici dell’Ersu, in pieno orario di lavoro, erano spesso deserti. Il pm Pani dispose accertamenti e ai militari non ci volle molto, tra controlli e appostamenti, per stabilire che una parte degli impiegati si assentava dall’ufficio per ragioni diverse ma sempre private. Qualcuno andava tranquillamente a fare la spesa, lasciando l’ufficio sguarnito anche per ore. Altri al bar e c’era anche chi utilizzava le pause clandestine per andare a messa. Nel rapporto elaborato dai carabinieri gli assenteisti erano 32, ma il pm Pani decise di chiedere l’archiviazione perché mancava la prova della truffa, che si configura se gli impiegati stanno fuori dall’ufficio ma risultano al lavoro. Il gip Giovanni Massidda però non accolse l’istanza della Procura e ordinò al pm Pani di formulare il capo d’imputazione. Il danno accertato per l’Ersu va dai 91 ai 516 euro, vale a dire la quota di stipendio incassata nelle ore trascorse fuori dall’ufficio. Ma sarà una causa civile, che l’Ersu intende avviare, a stabilire l’ammontare complessivo.
«Una sentenza difficile da digerire - il commento dell’avvocato Giuseppe Andreozzi - visto che non c’è alcuna prova di truffa a carico degli imputati. Non si può condannare una persona perché esce un quarto d’ora a prendere il caffè».
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