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Giunta, crisi più lunga Salta il vertice di lunedì

Giunta, crisi più lunga Salta il vertice di lunedì

Per motivi tecnici rinviato il faccia a faccia fra Pigliaru e i consiglieri regionali Tutti i partiti del centrosinistra in fibrillazione. Girandola di nomi sugli assessori

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CAGLIARI. Primo stop, pare solo tecnico, per il rimpasto in Giunta. Il vertice di lunedì pomeriggio, a Cagliari, fra Pigliaru e i consiglieri regionali del centrosinistra è stato rinviato. Non cancellato, ma spostato di ventiquattro, massimo quarantott’ore. Perché? Presi alla sprovvista, molti degli invitati avevano preso già altri impegni. Il presidente del Consiglio Gianfranco Ganau, ad esempio, lunedì è a Roma per un appuntamento istituzionale. Poi da sempre l’inizio della settimana per i consiglieri regionali è il giorno dedicato ai «contatti con i territori». Con tutto quello che è accaduto da domenica scorsa in poi, dal referendum costituzionale alla crisi di Giunta, molto dovranno spiegare a degli elettori da mesi sul chi va là.

L’agenda. Intoppi a parte, è difficile che prima di Natale il governatore Francesco Pigliaru riesca a varare la sua seconda giunta. Lui vorrebbe accorciare i tempi, ma non sarà facile: sono ancora troppi gli strappi da ricucire. A cominciare dal chiarimento indispensabile sull’ultima contrapposizione referendaria: i sardi hanno detto No, il Pd, Pigliaru compreso, ha perso, mentre hanno vinto tutti gli altri partiti della coalizione. Caso chiuso, o ci saranno altri strascichi? Poi l’alleanza non ha ancora metabolizzato l’addio al vetriolo dei Rossomori, nonostante la replica accesa proprio del governatore alle accuse lanciate da Gesuino Muledda e più. Poi c’è il problema dei problemi: due assessori, Gianmario Demuro ed Elisabetta Falchi, si sono dimessi e l’interim del presidente non potrà durare a lungo. Con un altro retroscena preoccupante: nessuno sa ancora quanti altri assessori saranno disarcionati, sconfessati, licenziati o cadranno lungo strada.

Le danze sono aperte. Il numero di cambi che gira con maggiore insistenza è sempre lo stesso: sette, ma sui nomi dei predestinati per l’addio l’incertezza è totale. Come se non bastasse, anche sull’identità dei successori regna il mistero. Nel Pd e in tutti gli altri partiti girano un’infinità di liste inconciliabili fra loro e nessuno, per usare il vocabolario della politica, ha ancora la capacità di fare sintesi. Giusto per stare dietro alle voci: i soriani del Pd avrebbero pensato a Barbara Argiolas per il turismo, ma quella stessa casella oggi è occupata da Francesco Morandi, espressione del Cd. Oppure i renziani avrebbero riconfermato la proposta di Pierluigi Caria all’industria, dove però ora siede Maria Grazia Piras dell’Upc. Girandole, contrapposizioni e veti incrociati potrebbero proseguire all’infinito ed ecco perché serve che Francesco Pigliaru tiri le fila. L’incombenza non può essere lasciata ai partiti in crisi e a cui spesso, quando c’è un’emergenza, mancano due fattori decisivi: il realismo e la fantasia.

L’attesa. In questi giorni di transizione dalla crisi alla soluzione della crisi, i commenti sono tanti. Per Daniele Cocco, consigliere regionale e capogruppo di Sel: «È arrivato il momento di fare quadrato intorno al presidente Pigliaru. Dobbiamo superare in fretta questo necessario assestamento della coalizione senza fare errori. Tutt’insieme dobbiamo impegnarci – conclude – per rilanciare l’azione di governo». È più critica la posizione di Pierfranco Zanchetta, capogruppo dell’Upc in Consiglio: «Se il Pd pensa di far melina, non va bene. Il confronto dev’essere immediato fra i consiglieri che hanno fatto quadrato intorno a Pigliaru, ma anche fra i partiti del centrosinistra». Per ribadire subito dopo questo concetto: «I tempi devono essere stretti e chiari. Non possiamo stare fermi e neanche continuare a tenere sotto schiaffo la Sardegna per le esigenze interne del Pd. Altrimenti il partito di maggioranza relativa dimostri di avere la forza per varare una giunta monocolore. Sappiamo che non ce l’ha e quindi decida in fretta». Proprio dal Pd arriva una prima rassicurazione: «Faremo in fretta – dice Pietro Cocco, capogruppo in Consiglio – e senza perdere tempo. Per ripartire subito con una nuova azione di governo più forte ed incisiva». (ua)

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