Tangenti per sanatorie in 5 finiscono in manette
Arrestati dalla polizia due dell’ufficio tecnico, due vigili urbani e un’imprenditrice I soldi venivano dati in cambio di autorizzazioni edilizie e certificati di agibilità
QUARTU. Una nota imprenditrice edile, i due professionisti in servizio all'ufficio tecnico fino al febbraio 2016 e due vigili urbani che ieri e oggi avrebbero dovuto coprire il turno di lavoro in strada sono stati arrestati dalla squadra mobile e dal reparto prevenzione crimine della polizia con l'accusa di corruzione e falso ideologico. Si tratta di Deborah Puddu, 46 anni, Franco Schirru, 50 anni, Sergio Oriti Niosi, 59 anni, i vigili urbani Raimondo Pontis, 59 anni e Giovanni Argiolas, 53 anni. Solo Schirru è rimasto agli arresti domiciliari, gli altri sono stati accompagnati al carcere di Uta, il provvedimento di custodia cautelare è stato firmato dal gip, Giampaolo Casula, su richiesta del pm che ha coordinato le indagini, Enrico Lussu. Gli accertamenti sono stati condotti in particolare dalla sezione della squadra mobile reati contro la pubblica amministrazione diretta da Massimo Imbimbo che ha partecipato alla conferenza stampa organizzata dal primo dirigente, Alfredo Fabbrocini.
L'indagine è cominciata da un'intercettazione (regolarmente autorizzata) che riguardava un caso di usura. Da qui è nata un'altra indagine condotta anche questa attraverso intercettazioni. Dall'ascolto delle registrazioni telefoniche, nel corso del 2015 era emerso lo stretto legame d'affari tra il vigile urbano Raimondo Pontis e l'imprenditrice Deborah Puddu. Un legame fatto di favori nel settore edilizio possibili grazie al rapporto di Pontis con un altro collega vigile urbano, Giovanni Argiolas, responsabile a sua volta del servizio sorveglianza edilizia e quindi in grado di raggiungere gli altri due presunti protagonisti del giro di mazzette: l'architetto Oriti Niosi e l'ingegner Schirru, rispettivamente dipendente e responsabile dell'ufficio (ma trasferiti alcuni mesi fa in altri settori). Le irregolarità messe a fuoco dagli agenti diretti da Imbimbo in qualche caso erano perfino grossolane: per certificare l'agibilità di un appartamento ristrutturato dalla Puddu, l'architetto Oriti Niosi avrebbe attestato falsamente che gli abusi sanati risalivano al 1992 circostanza che se fosse stata vera avrebbe voluto dire che l'ingegnere direttore dei lavori, nato nel 1978, all'epoca degli abusi aveva 14 anni. Le intercettazioni sembrerebbero documentare nel dettaglio il giro di favori che aveva lo scopo di rilasciare autorizzazioni edilizie su due immobili di Quartu, uno in via Messina e l'altro in via Salandra, che avevano subìto frazionamenti, ristrutturazioni (via Messina), sopraelevazioni (via Salandra), tardivamente denunciati al catasto e proposti per condoni edilizi al di fuori delle norme vigenti. Ma tutto questo, secondo l'accusa, nelle mani dei due tecnici dell'ufficio del Comune, si trasformava in atti leciti che sfociavano nelle autorizzazioni edilizie altrimenti impossibili. Pontis conduceva con impegno la sua attività di collegamento tra l'imprenditrice e l'ufficio tecnico del Comune. Ma se la donna tardava nel pagare, lui le presentava le proteste del suo primo presunto complice, il vigile Argiolas, e la necessità di non far brutta figura con i due tecnici del Comune che si sarebbero prestati a rilasciare autorizzazioni nonostante documentazioni lacunose e in qualche caso fasulle. Non risulterebbero contatti diretti tra l'imprenditrice e i due tecnici, ma le due figure venivano spesso evocate da Pontis che ogni tanto parlava in codice (gli assegni erano "mattoni") ma altre volte si lasciava scappare parole come denaro e cash, che indicava come attesi per sé e per gli altri. La Puddu in un'intercettazione si lamenterebbe anche delle crescenti richieste di Argiolas che, secondo la ricostruzione dei fatti, diventava esigente soprattutto d'estate quando doveva andare in vacanza. La traccia esatta dei soldi parla di cifre quasi modeste, 2.500 euro una volta e 6mila un'altra, ma altre frasi delle intercettazioni alzerebbero il velo su una prassi consueta che aveva un suo rituale.
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