La Nuova Sardegna

D’estate tangenti più alte per le vacanze

I particolari della mini-Tangentopoli quartese, che dopo i cinque arresti di sabato annuncia sviluppi con nuovi indagati

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CAGLIARI. D’estate gli importi delle tangenti richieste all’imprenditrice Deborah Puddu da Giovanni Argiolas, uno dei vigili urbani arrestati nell’inchiesta Paese d’ombre, salivano. La ragione? Le ferie: «A gente del genere mollala - dice al telefono la Puddu - la devi allontanare, perché io non devo andare a lavorare per gli altri, per fare le vacanze gli altri... ogni anno in questo periodo». E’ uno dei tanti elementi che denotano il livello degli “affari” in corso fino a un anno fa nel sottobosco dell’impresa immobiliare quartese, dove le autorizzazioni edilizie, le sanatorie, il semplice allaccio di contatori sembrano passare attraverso canali illegali. Se Raimondo Ponti, Giovanni Argiolas, Sergio Oriti Niosi e Franco Schirru hanno il ruolo di risolutori di pratiche edilizie altrimenti complesse - la misura cautelare parla di corruzione e falso in atti pubblici - e si dividono tangenti tra i 1500 e i 6000 euro, la figura del vigile Gian Pietro Budroni ha connotati patetici: per rimediare una mancia di 50 euro si fa maltrattare al telefono dal pregiudicato Efisio Spano («morto di fame, te li metto in bocca 50 euro Budroni») senza reagire a insulti e provocazioni. L’inchiesta non ha chiarito quali fossero i servigi prestati in cambio di quei soldi, per questo il pm Enrico Lussu ha chiesto per lui solo l’interdizione dal servizio e il gip Giampaolo Casula ha subordinato la misura agli esiti dell’interrogatorio. Tutti gli indagati saranno sentiti dal giudice entro giovedi: i vigili Raimondo Pontis e Giovanni Argiolas, l’architetto Sergio Oriti Niosi e Budroni - i primi tre in carcere - sono difesi dall’avvocato Mario Maffei, la Puddu da Giampaolo Manca e Maurizio Piras.

Ma al di là delle conversazioni intercettate, che secondo il gip Casula inchiodano gli indagati a responsabilità gravi, l’ordinanza firmata il 22 novembre annuncia che l’inchiesta non si esaurirà con gli arresti di sabato mattina: i numerosi omissis sottintendono altri nomi e altre posizioni, soprattutto gli indagati fanno riferimento a persone, compresi dipendenti del comune di Quartu, quantomeno informate della mini-tangentopoli che girava attorno alle esigenze dell’imprenditrice Puddu e forse di altri imprenditori disposti a pagare pur di aggirare norme edilizie e saltare passaggi burocratici. Budroni, come chiarisce il gip Casula, intratteneva rapporti con malavitosi locali e almeno in un caso - è scritto nel capo d’imputazione - ha annunciato a Giampiero Pani, titolare del locale notturno Copacabana, in viale Colombo, che sulla sua testa pesava un esposto per disturbo della quiete pubblica. A leggere le carte sembra insomma che il sistema quartese prevedesse una collaborazione, debitamente pagata, tra pubblici ufficiali e destinatari dei controlli di legge. Come dire che l’inchiesta condotta dalla Squadra mobile sembra ancora lontana dalla conclusione. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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