La Nuova Sardegna

La difesa: «Piredda inattendibile»

L’avvocato di Atzeri attacca la supertestimone del processo sui fondi ai gruppi

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CAGLIARI. «È Ornella Piredda l’origine del processo per i fondi ai gruppi, ma si tratta di una testimone che fornisce un racconto inattendibile e incoerente dei suoi rapporti con l’allora capo del gruppo misto Giuseppe Atzeri»: parole di Agostinangelo Marras, che ha dedicato due ore del suo lungo intervento in difesa dell’ex consigliere regionale sardista al tentativo di smontare pezzo per pezzo l’impianto accusatorio riferito ai reati di abuso d’ufficio, maltrattamenti e lesioni che il pm Marco Cocco gli contesta per aver vessato, emarginato e mobbizzato la funzionaria che chiedeva agli onorevoli il rendiconto delle spese effettuate coi fondi del gruppo. Atzeri, per il quale il pm ha chiesto al tribunale la condanna a 7 anni di reclusione, deve rispondere anche di due fatti di peculato, ma l’attenzione del difensore è andata soprattutto alla vicenda Piredda, da cui nascono le tre inchieste con una novantina di consiglieri regionali coinvolti. Per il legale la ricostruzione dei fatti, che parte dal 2005, non corrisponde alla realtà: «Già quando lavorava per il gruppo di Rifondazione - ha sostenuto Marras - la Piredda accusò problemi di salute legati ad atti persecutori. Qui in tribunale però ci ha detto che si trattava di vicende private, non era mobbing ma stalking. Eppure la signora Piredda accettò come risarcimento 50 mila euro dal gruppo di Rifondazione, soldi pubblici per una vicenda privata». Quei fatti, lontani nel tempo, sono serviti al difensore per minare l’attendibilità della testimone «che ci ha riferito fatti poi ampiamente smentiti, menzogne palesi». Per esempio la decurtazione dello stipendio, alla base dell’accusa di abuso d’ufficio contestata ad Atzeri: «Ci ha parlato di 300-400 euro al mese, in realtà sono 250 lordi. Ed è certo che la vendita della casa non è legata alla decurtazione dello stipendio». Alla fine, ha sostenuto Marras «tutto si riduce al trasferimento della Piredda nella famigerata stanza infelice, la stessa dove avevano lavorato una consigliera regionale e il suo assistente. Solo che la decisione non fu di Atzeri, i documenti dimostrano che a trasferire la funzionaria fu la direzione generale». Guarda caso - ha osservato il legale - la Piredda «si rivolge alla Procura proprio lo stesso giorno, il 2 ottobre, in cui apprende del trasferimento di stanza». L’avvocato Marras ha chiesto l’assoluzione di Atzeri da tutti i capi d’imputazione, compreso il peculato «perchè è impossibile chiedere a un consigliere uscito da anni dall’assemblea regionale di conservare le documentazioni di spesa, peraltro non obbligatorie in base alla delibera del 1993». Secondo il difensore «manca del tutto l’elemento psicologico del reato» che dunque non sussiste.

L’assoluzione è stata chiesta anche dall’avvocato Riccardo Floris per l’ex consigliere Oscar Cherchi, che il pm Cocco ritiene colpevole di peculato e per il quale l’accusa ha chiesto 4 anni di reclusione. Per il difensore «contro Cherchi non ci sono prove» così come non c’era l’obbligo di rendicontare le spese sostenute coi fondi del gruppo: «Quando è entrato in consiglio - ha spiegato Floris - Cherchi non sapeva nulla, fa il geometra, si è affidato all’esperienza e ai consigli di colleghi esperti. Peraltro fino all’avvio dell’inchiesta penale nessuno aveva contestato l’uso dei fondi, compresa la Corte dei Conti». L’avvocato Floris ha citato passi di sentenze di altri tribunali italiani, dove fatti analoghi non sono stati considerati come reati. E ha insistito: «Non ci sono prove a discarico - ha detto - perchè non ci sono prove a carico». La discussione è conclusa, sentenza il 20 febbraio. (m.l)

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