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Tregua nel centrosinistra tutti al lavoro per ricucire

Tregua nel centrosinistra tutti al lavoro per ricucire

Il Centro democratico per ora resta in maggioranza: non siamo noi a dividere Dopo lo strappo di martedì Lai è pronto a dimettersi per fare posto alla Busia

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CAGLIARI. Il giorno dopo è sempre quello dei cerotti. Dopo essersi presi a cazzotti, dentro e fuori dal ring che è stato martedì il Consiglio regionale, i partiti del centrosinistra provano a dire che non è accaduto nulla. Niente di più sbagliato: la maggioranza, come le capita da troppo tempo, s’è massacrata ancora una volta. Ha continuato a farsi del male, come se non fossero bastate le granate esplose dal 4 dicembre in poi. Ecco un breve riepilogo: la coalizione spaccata dopo l’esito del referendum, due assessori dimissionari, i Rossomori fuori dalla maggioranza, gran parte del Pd allo sbando e gli altri partiti dell’alleanza addirittura incattiviti nel prendere a randellate i vicini di banco e non solo. Davvero troppo.

Pronto soccorso. Ecco allora – secondo copione – l’entrata in scena della «croce rossa», in diverse versioni, impegnata a suturare un bel po’ di ferite laceranti, nel solito ospedale da campo allestito dopo qualunque guerra. Nessuno è ridiventato buono all’improvviso, nel centrosinistra, ma almeno le sciabole sono state messe da parte con la stessa fretta con cui erano state sguainate.

Diagnosi e terapia. Il Centro democratico, a freddo, ha ridimensionato i toni da guerriglia con l’intervento del segretario Nicola Selloni: «Riuniremo – ha detto – la direzione in settimana, però non siamo noi a voler spaccare. Il nostro obiettivo continua a essere uno solo: far marciare compatta la coalizione che ha vinto le elezioni del 2014». Se i Cristiano democratici usciranno – e sarebbe il terzo partito dopo Rifondazione e Rossomori – «sarà un’uscita molto ponderata al di là della rabbia provata per la mancata elezione della nostra consigliera, Anna Maria Busia, alla vicepresidenza dell’aula».

Doppia medicina. Lo scivolone c’è stato, innegabile, ma Sel di nuovo generosa ha proposto due rimedi. L’eletto vicepresidente Eugenio Lai ha annunciato di essere pronto a fare un passo indietro, ma a una condizione: «Le lezioni di umiltà e dignità sono sempre ben accette ma solo da chi se lo può permettere e quindi non da tutti». Detto giusto per dare una risposta pepata al deputato Roberto Capelli (Cd), che invece le dimissioni di Lai le avrebbe volute seduta stante. Un altro consigliere di Sel, Francesco Agus, s’è detto pronto a cedere la presidenza della commissione Riforme a una donna, ma anche lui ha posto una condizione: «Dopo la riforma della legge elettorale e l’introduzione obbligatoria della doppia preferenza di genere». Sarà in primavera, comunque la scelta è stata apprezzata.

In convalescenza. Anche il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, per tutta la giornata s’è impegnato a prescrivere, non solo fra i democratici, gli unguenti necessari per far riassorbire in fretta i lividi, perché «non dimentichiamocelo siamo nel bel mezzo di un rimpasto ancora da cominciare». Lo stesso Partito dei sardi su cui il Cd aveva sparato ad alzo zero, s’è affrettato a precisare: «Da parte nostra non c’è stato alcun veto su una donna, ci mancherebbe – ha scritto il capogruppo Gianfranco Congiu – abbiamo detto solo no all’ennesima strategia calata dall’alto».

Il gran consulto. Però il più bravo di tutti, nelle medicazioni, è stato l’assessore al Bilancio Raffaele Paci. Alla prima riunione di maggioranza sulla Finanziaria s’è presentato disponibile come non mai. In apertura ha detto: «La prossima Legge di stabilità non è blindata, ma aperta al contributo di tutti. Incontrerò sindaci, sindacalisti e imprenditori per discuterla e dove servirà, siamo pronti a correggerla. Ma soprattutto mi aspetto un contributo importante dalla coalizione». Senza dubbio è stata proprio questa sensibilità la miglior terapia per calmare gli animi. Così Paci ha parlato di una Finanziaria che dovrebbe essere intorno ai 7,5 miliardi, con entrate accertate per 6,1 miliardi, e «molti interventi destinati a dare risposte al diffuso malessere sociale che c’è in giro e a cui dobbiamo dare risposte immediate». La vera emergenza per il centrosinistra è questa e, dopo le parole dell’assessore, anche se dolorante tutta la maggioranza ha tirato un sospiro di sollievo. Durerà? Fino al rientro a giorni del presidente Pigliaru, sempre convalescente, è troppo presto per dirlo. (ua)

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