Busia: no ai risarcimenti Sel: legge elettorale folle
Dai banchi del Cd la mancata vicepresidente dell’aula respinge tutte le proposte Sono due avvocatesse a ricorrere in tribunale per garantire la parità di genere
CAGLIARI. La crisi del centrosinistra va avanti e qualcuno comincia a parlare, seppure ancora sottovoce, di elezioni anticipate. In un modo o nell’altro, anche se nessuno sa come, il ritorno alle urne con due anni d’anticipo sarà scongiurato. Però senza «tirare a campare», è la certezza di chi lavora per la soluzione sempre dietro le quinte, perché la verifica vera e propria non è ancora cominciata. Potrebbe però scattare subito dopo Natale con i primi incontri bilaterali fra il presidente Francesco Pigliaru e i partiti della coalizione. Intanto, in attesa che il Centro democratico decida se rimanere ancora in maggioranza, c’è da ricucire lo strappo dopo le ultime nomine in Consiglio regionale. Le offerte di riconciliazione sono state tante, ma la bocciata – Anna Maria Busia del Cd – le ha rispedite subito al mittente. Mentre Sel ha annunciato d’aver impugnato la legge elettorale regionale: non ha garantito la parità di genere.
No grazie. Con una lettera aperta la consigliera regionale del Cd ha rifiutato qualunque proposta di risarcimento per la mancata elezione alla vicepresidenza del Consiglio. «Occupare le poltrone – scrive Anna Maria Busia – è un tema che mi ha sempre appassionato poco e anche oggi non suscita il mio interesse». Fatta la premessa, ecco la sostanza: «Avevo offerto la mia disponibilità a ricoprire la carica di vicepresidente, perché la presenza di una donna doveva rappresentare un’apertura importante per la politica sarda. Ma ora – aggiunge – quella disponibilità non c'è più: è ritirata per sempre e lascio che siano altri a continuare a discutere della spartizione del potere». La conclusione di Anna Maria Busia è perentoria: «Sarà l'elettorato a giudicare il mancato rispetto dell’ accordo che oggi impedisce a una donna di essere eletta alle più alte cariche del Consiglio. Dobbiamo denunciarlo: è un altro fallimento della parità di genere».
Decida il giudice. Sono due avvocatesse Margherita Zurru e Irene Mascia, in perfetta parità di genere con i colleghi Sergio Mascia e Alessio Alias, ad aver preparato il ricorso in Tribunale di Sel contro la legge elettorale regionale del 2013. È quella che ha portato in aula sono quattro donne su sessanta consiglieri. «Andava impugnata subito – ha detto l’assessora comunale Francesca Ghirra – oggi sappiamo tutti che è incostituzionale. Abbiamo dato alla politica fin troppo tempo per cambiarla, ma non c’è riuscita mentre nel frattempo ha commesso un’altra valanga di errori contro la parità di genere». Il ricorso è una provocazione, ma «vogliamo – ha sottolineato l’assessora regionale Claudia Firino – che un giudice si pronunci. Se non sarà quello ordinario, siamo sicuri che lo decideranno i magistrati della Corte costituzionale. Anche se ci dispiace che i diritti debbano essere difesi con i ricorsi e gli obblighi». Messo alle strette anche dal «Movimento meglio in due», il Consiglio però potrebbe farcela da solo. Il presidente della prima commissione, Francesco Agus, ha annunciato che «la leggina per correggere un’assurdità potrebbe essere votata all’unanimità all’inizio dell’anno». Nel 2017 forse non ci saranno le elezioni anticipate regionali, ma almeno un torto sarà cancellato». (ua)
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