Dal sito di Mont’e Prama otto tombe e due modelli di nuraghe
Cabras, nuovi reperti e 450mila euro per gli scavi dalla Fondazione Sardegna
CABRAS. Chi aspettava risposte dalle ultime indagini su Mont’ e Prama dovrà attendere. I risultati dei nove saggi, effettuati tra il 15 novembre e il 9 dicembre, sono stati presentati dall’archeologo Alessandro Usai, dal segretario per i Beni culturali Filippo Gambari, dal soprintendente per Cagliari e Oristano Fausto Martino e dall’archeologo Massimo Casagrande, dicono che bisognerà indagare ancora a lungo prima di capire quanto sia estesa l’area del sito.
I saggi all’esterno della necropoli, a nord e a sud, dove era stato riportato alla luce un pezzo di muro nuragico, hanno consentito di rinvenire altre otto tombe a pozzetto (con queste sono oltre un centinaio, di cui una sessantina aperte e studiate), delle quali solo una si presenta con la copertura intatta, un frammento di scudo, probabilmente parte di una statua di pugilatore, alcune lastre di arenaria, che potrebbero coprire altre tombe, e due modellini di nuraghe, di cui uno, alto circa 160 centimetri e molto ben conservato, presenta un elemento conico intatto a copertura di una delle otto torri. Il muro, invece, prosegue per circa altri quattro metri e, almeno stando a quanto emerso, non sembra terminare alla fine della trincea scavata dalla ditta che nel sito.
«Questo ritrovamento – spiega Usai – può essere definito davvero eccezionale. Elementi conici ne avevamo trovato anche altri nel passato, nessuno però ancora attaccato al modello di nuraghe. La posizione in cui li abbiamo rinvenuti indica un rovesciamento da est verso ovest, esattamente come per le statue. Spiegarne i motivi, al momento, non è possibile. Il nostro compito di archeologi non è cercare o scoprire qualcosa ma riportare alla luce». E quello che sta tornando alla luce è di assoluto interesse per gli studiosi. «Su Mont’e Prama – dice Filippo Gambari – la soprintendenza ha fatto un lungo lavoro, che ha coinvolto molte persone. Questo a dimostrazione che l’interesse del Ministero per il sito non è mai venuto meno. A Mont’e Prama sono emerse cose eccezionali, ma per capire fino in fondo cosa rappresentasse il sito è necessario che le scoperte vengano divulgate correttamente».
Qualche giorno fa è stato firmato un protocollo tra la soprintendenza e le Università di Cagliari e Sassari per la ripresa della collaborazione interrotta nel 2014 forse con qualche polemica di troppo. Adesso sono pronti 450mila euro, messi a disposizione dalla Fondazione Sardegna, da utilizzare nel prossimo triennio (150 mila all’anno, da dividere tra i due Atenei) per studiare le pietre, classificare e catalogare i reperti (Cagliari) e per le indagini biogenetiche sulle ossa, quelle biologiche su quanto contenuto dalle tombe e per le analisi con il carbonio 14 (Sassari).
«L’attività di scavo – dice Fausto Martino – è condizionata dalle risorse disponibili. Con poco stiamo facendo molto in maniera egregia”. I tagli determinati dalla spending review hanno colpito tutti i ministeri, in particolare quello dei beni culturali. All’interno del progetto troveranno impiego anche alcuni detenuti del carcere di Massama, studenti, ricercatori e dottorandi provenienti dalle due università sarde e della penisola. La ripresa degli scavi, se non ci saranno altri intoppi, è prevista per l’inizio della prossima primavera. Intanto sono scaduti i termini per la presentazione delle manifestazioni d’interesse per i proprietari dei terreni che insistono nell’area archeologica: «Tra qualche giorno – spiega il sindaco Cristiano Carrus – si definiranno le pratiche».
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