Vesuvius ai titoli di coda, licenziati i 105 dipendenti
Assemini, confermata la chiusura dello stabilimento di Macchiareddu Cgil: «La politica non è riuscita a evitare la fuga della multinazionale»
ASSEMINI. La partita di Vesuvius è ufficialmente, e questa volta definitivamente, chiusa.
Il 31 dicembre prossimo andranno a casa da licenziati i 105 dipendenti dello stabilimento di Macchiareddu (più 81 di quello di Avezzano) di proprietà della multinazionale inglese, leader nel settore dell'acciaio. L'accordo di chiusura e di un anno di mobilità per le maestranze è stato siglato mercoledì sera, negli uffici del ministero del Lavoro, dall’azienda e dai rappresentanti delle sigle sindacali Filtem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. Ai dipendenti che lavorano con le qualifiche di impiegato e operaio sarà corrisposto un incentivo una tantum. Una sorta di zuccherino che, secondo l'azienda, contribuirebbe a rendere meno amara la pillola del licenziamento.
Oltre la mobilità, è stata lasciata aperta le flebile speranza (un altro zuccherino) che nei prossimi dodici mesi il ministero dello Sviluppo economico e le Regioni Sardegna e Abruzzo cerchino congiuntamente un soggetto imprenditoriale già operante nel settore dei materiali refrattari per multiforni che acquisisca stabilimenti e produzione di Macchiareddu e Avezzano. Ovviamente con incentivi e detrazioni varie a favore dell'eventuale acquirente che, però, sarà vincolato da una condizione ben precisa: non dovrà mai entrare in concorrenza con la Vesuvius, anche se questa andrà a delocalizzare la produzione nei paesi dell'Europa dell'est, quasi sicuramente in Polonia dove sta già piantando i primi paletti aziendali. A marzo ci sarà una verifica.
Che la vertenza per i lavoratori volgesse al peggio, lo si era capito già da tempo con l'intransigenza dei vertici della multinazionale inglese davanti alla richiesta di tenere in vita i due stabilimenti ricevendo su un piatto d'argento incentivi e agevolazioni. Chiarissima la nota del 19 settembre, in cui la Vesuvius ribadiva che “il gruppo deve allineare la propria capacità produttiva alle richieste di mercato al fine di mantenere un posizionamento competitivo e continuare a fornire ai propri clienti servizi di alta qualità nonostante le attuali difficili condizioni di mercato”.
Prima la premessa, quindi la stoccata: “Lo stabilimento di Assemini – accusava la nota del gruppo - è il meno competitivo dal punto di vista dei costi tra tutti gli stabilimenti della divisione flow control in Europa, Medio Oriente e Africa”. Rimane rabbia fra i lavoratori e amarezza nei rappresentanti sindacali, che hanno sempre respinto: «Constatiamo che gli incontri svolti al Mise – ha commentato Giampiero Manca della Cgil Filctem –, le interrogazioni dei deputati, gli interventi delle istituzioni e le iniziative messe in campo dai lavoratori non hanno impedito alla Vesuvius il compimento del disegno illustrato il 16 settembre di chiudere gli stabilimenti italiani pur mantenendo il mercato italiano».
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