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Qualità degli ospedali, Sardegna in coda

Qualità degli ospedali, Sardegna in coda

L’Agenzia sanitaria delle regioni italiane nel rapporto del 2016 boccia le strutture dell’isola

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SASSARI. Lontana dai piani nobili della classifica la sanità sarda finisce nelle retrovie per la qualità delle sue strutture. A stabilire questo poco nobile primato non è un ente qualsiasi, ma l’Agenas, l’Agenzia sanitaria delle regioni italiane. Una emanazione diretta del ministero della Salute che ogni anno redige il Programma nazionale esiti. Mette nero su bianco quanti interventi chirurgici sono stati realizzati, con quale tecnica e con quale risultato. In realtà le classifiche sono frutto di criteri più elaborate. Si prendono in considerazione mortalità, rapidità di risposta, volumi di lavoro. Viene presa in esame ogni struttura sanitaria, così da costruire il quadro del funzionamento della sanità nelle Regioni.

E dal rapporto del 2016 la Sardegna condivide la parte bassa della classifica con Puglia, Basilicata, Molise e Calabria. Hanno tutte il maggior numero di strutture di qualità bassa o molto bassa. O almeno è quello che sostiene il rapporto Agenas.

Nella tabella nazionale la Sardegna ha una forbice che va dal 15 al 30 per cento delle strutture sanitarie con qualità bassa o molto bassa. Secondo il report la Sardegna è insufficiente nella velocità con cui si interviene in una delle emergenze presa come parametro: la fattura del collo del femore. Meno del 50 per cento interviene chirurgicamente entro due giorni. La media è sopra il 60 per cento in Italia, con eccellenze tra l’80 e il 90 per Lombardia e Veneto.

Un altro criterio preso in considerazione è il numero di parti cesarei. Anche in questo caso la Sardegna non è nelle prime posizioni.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità i parti cesarei non devono superare il 15 per cento del totale delle nascite naturali. La media nazionale è del 25 per cento. La Sardegna è divisa per province. A Oristano sono sotto il 17 per centro, tra i virtuosi. A Sassari, Cagliari, Nuoro e Gallura sono tra il 31 e il 37 per cento, sopra la media nazionale.

Un altro tipo di parametro preso in esame è la sopravvivenza a 30 giorni dopo l’infarto. La media di mortalità in Italia è del 9 per cento, ed è in calo. Su questo la Sardegna è in linea con le regioni più virtuose.

Ma la vera penalizzazione sembra legata al numero di interventi. È chiaro che il tasso di successo ed efficienza delle strutture sanitarie aumentano con il crescere del numero di interventi e delle attività. Nell’isola la casistica non è sufficiente per farla svettare tra le regioni virutose nella sanità.

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