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Integrazione, a pranzo con Mohamed. Capodanno con i rifugiati

Integrazione, a pranzo con Mohamed. Capodanno con i rifugiati

Un gruppo di dieci giovani ha deciso di trascorrere l’ultima notte dell’anno con i dodici rifugiati somali attualmente ospitati nei locali della chiesa del Cuore Immacolato

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SASSARI. Li hanno accuditi quando dormivano per strada, non gli hanno mai fatto mancare un pasto caldo, vestiti, coperte e affetto. Li hanno aiutati a trovare un tetto dove dormire e anche ora, durante le feste, non li faranno sentire soli. Un gruppo di dieci giovani ha deciso di trascorrere l’ultima notte dell’anno con i dodici rifugiati somali attualmente ospitati nei locali della chiesa del Cuore Immacolato. «Abbiamo chiesto a Don Sau la possibilità di utilizzare una sala per organizzare il cenone – racconta uno dei volontari – e speriamo non ci siano impedimenti. La nostra idea è di invitare ciascuno dei parenti o amici, in modo da creare un gruppo di una cinquantina di persone. Con i ragazzi somali ormai si è stabilita una vera amicizia, non c’è giorno che qualcuno di noi non vada a trovarli, per noi sono una piccola famiglia. Quindi festeggiare con loro per tutti noi sarà un piacere».

Uno dei rifugiati (hanno ottenuto lo status e dunque non possono essere più ospitati nei centri di accoglienza) ha avuto anche un invito per il pranzo di Natale. «Papà, perché non invitiamo Mohamed a casa il 25?», hanno chiesto i bambini. Anche loro, con il loro padre, vanno spesso a trovare i migranti nella chiesa del Cuore Immacolato, e si sono affezionati molto a questi ragazzoni sfortunati, ma sempre allegri e sorridenti. Quindi hanno voluto un posto in più per il pranzo di Natale. Mohamed all’inizio aveva pensato a un invito qualunque, perché i musulmani non festeggiano questa ricorrenza. Quando gli hanno spiegato il valore simbolico del Natale i suoi occhi hanno luccicato. E si è sentito davvero uno di famiglia.

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