La giunta dice no al terzo inceneritore
Non è previsto dai tecnici dell’assessorato all’Ambiente: sufficienti Tossilo e Macchiareddu
CAGLIARI. A febbraio l’ex governo Renzi, con un colpo di mano, aveva imposto: la Sardegna dovrà avere per forza un terzo inceneritore, nel nord Sardegna, oltre i due di Macchiareddu e Tossilo. Quel diktat romano – che a suo tempo scatenò molte polemiche – oggi è stato respinto per sempre dalla giunta. Nell’ultimo aggiornamento del piano regionale, c’è scritto: «Il terzo termovalorizzatore non sarà costruito». Non è proprio previsto dagli scenari ipotizzati fino al 2022 dai tecnici dell’assessorato all’ambiente. Soprattutto «è inconciliabile – si legge ancora – con la volontà di aumentare invece, in tempi rapidi, la raccolta differenziata fino a ridurre al minimo lo smaltimento del rifiuto urbano». Perché la Sardegna, stando sempre alle strategie della giunta, vuole scalare ancora la classifica nazionale. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione ambientale, l’Ispra, nel 2015 l’isola ha conquistato il settimo posto fra le regioni più verdi. Superato il Piemonte, è molto più avanti rispetto al resto del Mezzogiorno. Il primo motivo è che i sardi hanno cominciato a produrre meno rifiuti: 430 chili pro capite contro una media nazionale di 486 chili e il traguardo fra sei anni dovrà essere abbassato ancora di un altro 10 per cento. Poi c’è un secondo motivo: su 750mila tonnellate e mezzo prodotte ogni anno da sardi, nel 2015 ben il 56,4 per cento è stato differenziato e l’obiettivo è superare l’80 per cento. Ai termovalorizzatori dovranno essere conferite in futuro solo 135mila tonnellate e azzerate le otto discariche esistenti. Ancora più ambizioso è il capitolo sul riciclo: l’Ispra dice che la Sardegna, nel 2014, ha raggiunto il 40 per cento. Fra sei anni vuole arrivare al 70, con l’avvio anche delle filiere verdi, vere miniere di soldi e occupazione. «Sono obiettivi ambiziosi ma in linea con i parametri europei – ha sottolineato il presidente Francesco Pigliaru – e decisivi se vogliamo contribuire a una necessaria economia verde». Ecco perché – secondo la giunta – il terzo termovalorizzatore non serve, mentre – si sa – dovrà essere rifatto ex novo, seppure contestato dagli ambientalisti, quello di Tossilo ora fermo. Per l’assessore Donatella Spano «Diminuire la quantità, aumentare la raccolta differenziata e il riciclo sono e saranno le strategie vincenti per ridurre in fretta l’impatto sull’ambiente e ridurre i costi a carico dei cittadini». Però per farlo sarà necessario che raddoppino almeno i Comuni (ora sono 190 su 377, il 27 per cento della popolazione) impegnati nella differenziata e il servizio dovrà essere garantito anche nelle grandi città ora escluse. Ma per il centrodestra l’aggiornamento del Piano è «di facciata – scrive Attilio Dedoni dei Riformatori – Fatto calare dall’alto, non discusso con i cittadini, raggiungerà solo questo obiettivo: nascondere la spazzatura sotto il tappeto». (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google