Carbonia, inchiesta firme false 22 indagati, anche 6 ex consiglieri
Terremoto nel capoluogo del Sulcis: nel mirino della Procura 10 liste in corsa alle ultime comunali Nei guai l’ex presidente dell’assemblea Ignazio Cuccu, tre eletti con il Pd, uno col Pdl e un civico
di Gianfranco Nurra
CARBONIA
Terremoto politico-giudiziario nel Sulcis. Ventidue avvisi di garanzia, per altrettante denunce sulla raccolta e presentazione delle firme in occasione delle ultime elezioni comunali di Carbonia. Un’inchiesta appena decollata, ma che rischia di travolgere il mondo politico del centro sulcitano.
L’indagine coinvolge quindici elettori che hanno firmato per la presentazione di due liste diverse; di una persona che ha falsificato la firma del padre, e di sei ex consiglieri comunali, che hanno sottoscritto le firme di presentazione delle liste. In questi giorni i carabinieri hanno notificato gli avvisi di garanzia a operai, disoccupati, casalinghe, pensionati, ma anche a sei ex inquilini del palazzo civico: l'ex presidente del Consiglio comunale Ignazio Cuccu, Maria Luisa Poggi, Cinzia Grussu e Roberto Cotza che alle amministrative del 2011 erano stati eletti nelle file del Partito democratico, l’ex Pdl Mario Porcu e Giuseppe Meletti, che era stato eletto nella lista Riformare Carbonia. Sono accusati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo gli inquirenti, i sei avrebbero sottoscritto liste in cui comparivano nomi falsificati, mentre gli altri 16 sono accusati di aver violato il testo unico delle leggi per la composizione e l'elezione degli organi delle amministrazioni comunali e falso.
L'inchiesta è coordinata dal pm della Procura di Cagliari Giangiacomo Pilia, che ha puntato i riflettori sulle liste civiche che appoggiavano l'allora candidato sindaco Ugo Piano, ma anche il primo cittadino uscente Giuseppe Casti (Partito democratico) in cui erano state segnalate anomalie, poi riscontrate dalle indagini. Nessuna irregolarità, invece, in quelle del Movimento 5 Stelle, estraneo all'indagine avviata dalla Procura, che ha vinto le elezioni con la sindaca Paola Massidda, che aveva superato nettamente al ballottaggio il sindaco di centrosinistra.
A prima vista non sembrerebbe uno scandalo di grandi proporzioni, almeno a guardare i numeri, e non sembrerebbe essersi trattato di una raccolta scriteriata di firme inesistenti per presentare le liste del proprio partito. Le irregolarità, almeno a quanto si conosce finora, sarebbero non più di una ventina, e interessano ben 10 delle sedici liste che hanno partecipato alla competizione elettorale cittadina. Non interessate alla indagine, ovviamente, quelle dei partiti ufficiali, che non avevano bisogno di raccogliere le firme di presentazione. Coinvolte invece sono risultate dieci liste di appoggio ai candidati principali, nei cui elenchi di presentazione è risultata almeno una firma irregolare.
L’inchiesta era scattata all’indomani delle elezioni, dopo che la Commissione elettorale, che aveva controllato tutte le firme dei presentatori di lista aveva evidenziato che alcuni nominativi, quindici per la precisione, erano ripetuti in più elenchi. I nomi duplicati erano stati ovviamente depennati ma, trattandosi di un reato, tutta la documentazione era stata trasmessa alla magistratura. L’indagine è stata portata avanti dai carabinieri di Carbonia, che hanno chiuso l’inchiesta nei giorni scorsi dopo aver interrogato numerose persone. Oltre alle quindici firme duplicate, che sono state “regolarmente” apposte dagli interessati, i militari hanno anche scoperto una firma falsa, di un ragazzo che ha firmato a nome del padre, ma anche un altro imprecisato numero di firme che sono state disconosciute dagli interessati perché false. Una situazione, questa, che ha fatto scattare una denuncia per “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici” nei confronti dei sei ex consiglieri comunali, che hanno autenticato le firme.
Al momento non sono stati forniti ulteriori elementi. L’inchiesta potrebbe non essere chiusa, e soprattutto non è al momento dato di sapere quando sia consistente il fenomeno delle firme false che, comunque, al di là del reato, sembrerebbe ininfluente per il risultato elettorale. Come di ricorda furono presentate 16 liste, con 6 candidati a sindaco. Di certo fuori dai problemi sarebbero la lista del Partito democratico, quella del Movimento 5 stelle e Carbonia Possibile, la lista di Ugo Piano. Altre tre non sarebbero egualmente coinvolte, ma il riserbo in questo caso da parte degli inquirenti è assoluto. Occorrerà ora vedere quali saranno le decisioni del magistrato. Intanto, a tutti gli indagati sono state notificate l’ informazione di garanzia e l’informazione della persona sottoposta alle indagini sul diritto di difesa, e tutti hanno eletto domicilio e nominato i difensori di fiducia.
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