La Nuova Sardegna

Don Cannavera: «Costretti a chiudere il centro La Collina, traditi dalla Regione»

di Paolo Curreli
Don Cannavera: «Costretti a chiudere il centro La Collina, traditi dalla Regione»

L’accusa del fondatore della comunità di recupero per giovani: "Da 9 mesi siamo senza fondi. I ragazzi torneranno in carcere"

29 dicembre 2016
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CAGLIARI. Don Ettore Cannavera, ieri a Cagliari nei locali della Confcommercio, durante la conferenza stampa che annuncia la chiusura della comunità La Collina è stato chiaro: «Dalla Regione da nove mesi non arrivano i soldi: i ragazzi torneranno in carcere interrompendo un percorso di recupero e sto perdendo gli operatori che sono dieci mesi senza stipendio. Negli anni precedenti dallo stanziamento della Finanziaria alla disponibilità dei soldi passava un mese, questo ci permetteva di pagare gli educatori, personale laureato e specializzato».

Un appello disperato quello del fondatore e anima della comunità La Collina di Serdiana, la struttura che offre ospitalità ai ragazzi sino ai 25 anni, come misura alternativa al carcere. «Per vent’anni la Regione ci ha sempre finanziato – prosegue don Ettore – e anche quest’anno erano previsti 200mila euro ma fino a ora non abbiamo visto un centesimo. Mercoledì è arrivata una comunicazione dalla Regione: i soldi arriveranno. Sì, ma quando? Ancora non lo sappiamo».

La Comunità non si è solo impegnata a restituire la vita e la dignità a tanti giovani ma è diventata anche un polo di aggregazione e un centro culturale, con la sua casa editrice e le tante iniziative.

«La Comunità è un’alternativa al carcere – sostiene don Ettore –. Il carcere è privazione della libertà, viceversa qui da noi ci siamo sempre impegnati a insegnare a vivere col controllo della libertà». La Collina ha rappresentato in questi ultimi decenni una speranza di recupero per giovani provati da vite difficili, esperienze che li hanno condotti a compiere delitti molto gravi. «Abbiamo avuto 72 ragazzi di cui 12 accusati di omicidio. In 160 sono venuti per i permessi premio – racconta Cannavera –. Dobbiamo dare altre risposte alternative al carcere minorile, perché non si educa senza libertà».

La posizione del sacerdote di Serdiana sull’istituzione carceraria si è manifestata chiaramente quando abbandonò nel 2015 il ruolo di cappellano del carcere minorile di Quartucciu. Il sacerdote scrisse le sue ragioni in una lettera: «Desidero segnalare la scarsa attenzione nei confronti della rieducazione e del recupero dei ragazzi affidatici dalla Magistratura da parte degli enti che hanno in carico la supervisione del carcere», scrisse tra le altre cose alle autorità della Chiesa e del Ministero. L’articolo 27 della Costituzione è il faro per Ettore Cannavera, posizione che ribadisce anche oggi. «La rieducazione e la restituzione alla vita deve essere l’obiettivo della società».

I 200mila euro che spettano alla Comunità la Collina sono poca cosa se confrontati ai costi pratici e sociali che la sola detenzione scarica sulla comunità. «Questi soldi servono per pagare gli stipendi degli operatori – precisa il sacerdote –. I ragazzi sono autosufficienti perché lavorano all’interno della Comunità e depositano i loro guadagni nella cassa comune. Un’altra prova della giustezza del nostro metodo viene dai numeri: il 70% dei ragazzi che escono dal carcere ritorna a delinquere, cifra che si riduce al 4% per i giovani che vivono l’esperienza della comunità di recupero. Un detenuto costa 200 euro l’anno da noi e 2milioni in carcere, per stare al solo calcolo economico, perché è il rischio della devianza il vero costo sociale. Per questo non mi arrendo».

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