I pesci la mangiano con il plancton
L’allarme dal Cnr di Oristano: «Le specie ittiche ingeriscono i microrifiuti»
SASSARI. Il futuro delle specie ittiche è appeso a un filo. L’invasione della plastica non risparmia i pesci e presto potrebbe diventare un problema anche per chi pesca e, di riflesso, per chi gusta le delizie del mare.
«Le plastiche sono ormai ubique – spiega il ricercatore Andrea Camedda – e sono ovunque, anche nello stomaco dei pesci che la ingeriscono scambiandola per plancton». La conseguenze di quello che accade da tempo nel Mediterraneo sono piuttosto semplici da valutare: «Gli addittivi tossici contenuti nella plastica vengono assorbiti dai tessuti del pesce e ovviamente si trasferiscono all’uomo quando si mangiano pesci di piccola pezzatura, i più esposti al consumo involontario delle microplastiche», conferma Camedda. C’è poi il caso delle Caretta caretta, le simpatiche tartarughe marine che soffrono particolarmente il problema dato che negli ultimi tre anni il 100 per cento degli animali ricoverati nel Centro di recupero di Torregrande (Cres) ne avevano ingerito discrete quantità. Essenzialmente si tratta di buste di plastica, scambiate forse per meduse, ma anche i frammenti di plastica dura non mancano negli stomaci delle tartarughe.
Quello che adesso è un problema, quindi, molto presto potrebbe diventare una sciagura, soprattutto se si considera che ogni anno vengono prodotti 300 milioni di tonnellate di plastica e circa 8 finiscono in mare: «Abbiamo portato avanti diversi progetti negli ecosistemi acquatici – spiega Andrea De Lucia – e abbiamo scoperto che la plastica è presente in fiumi, laghi e ovviamente in mare. Il Mediterraneo sembrerebbe essere tra le regioni maggiormente colpite dal fenomeno. La Sardegna non è immune tanto che anche al Cnr di Oristano ci stiamo occupando da diversi anni della tematica delle microplastiche, anche seguendo il progetto europeo “Baseman”».
Ma l’isola è sotto osservazione anche grazie ai campionamenti della Direttiva europea sulla strategia marina. D’altra parte, provare a porre un rimedio è l’unica soluzione possibile: «Tutta la plastica è prodotta dall’uomo e viene dispersa sia direttamente che indirettamente in mare, per poi finire in balia delle correnti marine – conclude De Lucia – negli arenili viene spiaggiata dalle mareggiate ma una parte viene abbandonata dai frequentatori delle spiagge che hanno la brutta abitudine di lasciare i rifiuti dove capita, anche in ecosistemi delicati». (c.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
