Sanità, ancora una bocciatura sulla qualità
Indagine di Demoskopika: la Sardegna nella lista rossa. Il Pd: chiarezza sulle nomine dell’Asl unica
CAGLIARI. La sufficienza è ancora lontana, ma almeno la sanità sarda qualche passo in avanti comincia a farlo. Anche se poi in casa continua a essere al centro di una bufera politica per le nomine degli otto manager delle Aziende socio-sanitarie. Con ordine, il primo punto a favore (si fa per dire) arriva dall’indagine dell’Istituto Demoskopika sulle performance della sanità nelle venti regioni. La Sardegna continua a essere in zona rossa, ma rispetto all’anno scorso ha scalato di due posizioni la classifica (dalla 16esima alla 14esima) fino a guidare il gruppo delle peggiori in Italia. Seppure sia in testa alle regioni inefficienti, sono tutte del Sud più l’Abruzzo, continua a essere distante dalla linea di galleggiamento. Ad esempio il grado di soddisfazione dei sardi per il servizio sanitario si ferma al 30 per cento, quindi uno su tre è insoddisfatto, mentre i trentini, ad esempio, hanno dichiarato il 100 per 100 di qualità. Anche negli altri parametri la Sardegna è indietro: decima, a metà classifica, per il costo dei manager delle aziende sanitarie, ospedaliere e strutture di contorno. L’importo complessivo è intorno ai 7 miliardi e mezzo, con una spesa pro capite di 4,51 euro. È ancora più in basso, 15esima posizione, per quanto riguarda la spesa sanitaria sempre pro capite con 1.945 euro. Sono invece poco più di 11mila le famiglie che, nel 2016, si sono impoverite proprio a causa delle spese socio-sanitarie. Con Demoskopika che conferma un altro dato impressionante: in Italia una famiglia su due ha ormai rinunciato a curarsi. Però alla fine – sempre secondo l’indagine – i sardi preferiscono curarsi nell’isola e infatti la Sardegna è al secondo posto nella classifica sui ricoveri in altre regioni, ma è anche ultima nella cosiddetta mobilità attiva. Cioè a un’indice di attrazione molto vicino allo zero, perché dalle altre regioni sono appena 1.192 i ricoveri di non sardi. Insomma c’è molto, moltissimo da fare per far salire a livelli accettabili lo standard della sanità sarda.
Nomine. Dopo i Riformatori, ora sono anche i consiglieri regionali del Pd a sollevare il caso del direttore amministrativo dell’Azienda unica. Nell’interrogazione, il primo a firmarla è stato Cesare Moriconi, la richiesta è questa: «L’assessore alla sanità spieghi perché non è stato ancora pubblicato il curriculum di Stefano Lorusso, il direttore amministrativo, e se lo stesso manager, al momento della nomina, avesse i requisiti per ricoprire l’incarico». La risposta dell’assessore Luigi Arru servirà a svelare quello che è diventato un vero e proprio giallo.
L’opposizione. È duro il commento dei Riformatori, con il capogruppo Attilio Dedoni, sull’indagine di Demoskopika: «Abbiamo scoperto che l’unica cosa che funziona, in Sardegna, è la retribuzione dei manager, mentre tutto il resto va a rotoli». Accusa confermata da Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia: «Altro che diminuzione dei costi, la riforma imposta dal centrosinistra servirà solo ad aumentare il disavanzo e far crollare la qualità del sistema».
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