La Nuova Sardegna

Orto botanico di Sassari, Sgarbi rincara la dose: «Esempio del brutto, sembra una fabbrica»

di Paolo Curreli
Vittorio Sgarbi
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Vittorio Sgarbi

Il professore torna sulla bocciatura dell’edificio sassarese: «In Sardegna troppi obbrobri, meglio imitare l’esistente»

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SASSARI. Insomma Sgarbi non torna indietro, «l’orto botanico di Sassari è orribile» risponde al telefono nonostante un brutto raffreddore. Pensato da un progettista, Vanni Maciocco, che è stato il preside di una delle migliori facoltà di architettura italiane – secondo il Censis – il polo universitario sassarese non conquista il senso estetico del più famoso critico d’arte del Belpaese.

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Questa costruzione si merita senza appelli il posto nel suo libro nero?

«Senza dubbio, e il giudizio non è solamente mio. Quando nel 2003 pubblicai “Un paese sfigurato. Viaggio attraverso gli scempi d’Italia” il libro ebbe un successo immediato e da allora la galleria degli orrori è continuamente aumentata. Riceviamo tante segnalazioni dai cittadini che stanno creando un’enciclopedia nera degli scempi. A questo punto siamo approdati sul web, un mio assistente si occupa di selezionare i cattivi esempi nella rubrica: uno fra questi la costruzione di Sassari».

Brutta in assoluto o relativamente al contesto?

«Tutte e due le cose e mi sembra anche visibilmente uno spreco. Per quanto riguarda il contesto io penso che il modello per la Sardegna sia quello indicato da Giulia Maria Crespi in Gallura: preservare al natura selvaggia, e comprare per non fare assolutamente niente lo trovo un modello di una poetica struggente. Il paesaggio, la natura sono i tesori della Sardegna che vengono continuamente oltraggiati da una falsa valorizzazione. E poi quella cosa che sembra una torre di osservazione mi sembra una vergogna di Dio, partorita da chissà quale mente, coni emergenti vetri, piramidi sovrapposte, tubi... mi sembra un tempio per l’adorazione dell’industriale e la sua vittoria sull’agricoltura. Uno scempio e una offesa alla Sardegna scambiata per l’Arizona».

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Provocazioni a parte però in qualche modo bisogna pure costruire?

«Sì, ma non in questo modo, bisogna cercare e proseguire sulla linea che la nostra storia ci ha indicato. Esistono tante serre e orti botanici bellissimi, basta copiare – che è sempre meglio che produrre questi deliri architettonici– . Io, personalmente ho sempre indicato questa strada. Quando ero sottosegretario ho consigliato che il municipio di Olbia fosse ampliato seguendo lo stile e la linea della vecchia costruzione. Recentemente sono stato colpito dal Museo del Mare di Cesenatico, davvero bello, semplice e funzionale. Una costruzione fatta pochi anni fa ma che sembra un manufatto di fine ’800. Hanno semplicemente copiato e rifatto la vecchia struttura.

Per i giardini voglio ricordare lo straordinario esempio in Toscana creato dalla scrittrice inglese-irlandese Iris Origo. Una personalità capace, nel corso degli anni, di costruire intorno ai suoi possedimenti paesaggi e giardini ispirati all’opera di Piero della Francesca. Un rapporto armonico tra il paesaggio e la storia, la nostra storia. Un esempio da imitare proprio perché parte dal comprendere lo spirito dei luoghi e che ci indica quello che dovremo rispettare quando si costruisce».

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