L’affetto di Ottana, il paese natale
Alla messa e al rinfresco parteciperanno anche il sindaco e la giunta
SILIGO. A colazione caffellatte e fette biscottate, a pranzo e cena pasta, verdura, carne. Nessuna limitazione. Anche perché Gesuino non soffre di patologie particolari e stomaco e fegato sono a posto. «Mangia molti dolci, gli piacciono tanto...Il vino invece non lo beve», svelano figlia e nipoti. La moglie Peppina conferma: «Mangia di tutto e guarda anche la tv». La mattina “Forum”, la sera “La vita in diretta”, «gli piace tenersi informato». E lui aggiunge: «Un tempo era anche appassionato di calcio, tifavo per il Cagliari, poi non l’ho più seguito».
Oggi la vita del soldato di Siligo ruota tutta intorno alla meravigliosa famiglia: quattro figli (tre maschi e una femmina), quattro nipoti e sei pronipoti. Ed è sufficiente guardare i loro sorrisi mentre lui racconta, gli occhi lucidi, i gesti premurosi – come accarezzargli ogni tanto la mano – per capire che forse è stato proprio tutto quell’amore a permettergli di vivere cento anni. E poi ci sono i parenti di Ottana: «Anche loro vengono a trovarlo spessissimo, tutti gli vogliono bene» dice una figlia. E saranno a Siligo anche oggi: «Speriamo che il tempo non sia troppo brutto – si preoccupa subito lui – perché la messa è alle 16 e fa buio presto». Cerimonia nella chiesa di Santa Vittoria, rinfresco, saluto dei sindaci, e potrebbe anche esserci una rappresentanza della Brigata Sassari a rendere il giusto omaggio al loro più vecchio fante.
Poi la festa proseguirà a casa, con i familiari più stretti. E la moglie che non lo lascia un istante: «A volte litighiamo, è arrogante – dice mentre figli e nipoti ridono – ma già ci passa subito».
D’altronde anche lei è una tosta, non ha ceduto subito alle sue avances: «Ci siamo conosciuti perché comprava il mangime nel negozio di Siligo dove lavoravo. Mi ha cercato con insistenza, io all’inizio non lo avevo considerato. Poi si è presentato a casa e allora...». E allora si è lasciata andare. Fidanzamento e matrimonio nel 1953. E interviene lui: «Il 22 novembre del 1953!». Ancora una volta la memoria non lo tradisce. (na.co.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
