Latte, Coldiretti chiede aiuto a Pigliaru
L’associazione di categoria: i pastori sono a rischio sopravvivenza, serve un intervento immediato per sbloccare i fondi
SASSARI. La Coldiretti chiede aiuto a Pigliaru. L’associazione di categoria invia una lettera al presidente della Regione, e ai quattro prefetti isolani, per denunciare la situazione difficile che si sta vivendo negli ovili a causa della vertenza ancora aperta sul prezzo del latte. «Sono gli oltre 10mila pastori a pagare 130 milioni di euro dei 150 della perdita dell’intera filiera del latte ovino in Sardegna. La Regione deve garantire la loro sopravvivenza», scrivono allarmati il presidente e il direttore di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e Luca Saba al governatore, a cui domandano «importanti sostegni diretti al reddito» per gli allevatori, giudicati necessari per la sopravvivenza del comparto. «Le chiediamo un intervento straordinario per lo sblocco immediato dei fondi del Piano di sviluppo rurale, con anticipi su indennità compensativa e su benessere animale, per garantire un filo d’ossigeno e liquidità agli ovili – è la richiesta che viene fatta a Pigliaru, che da dicembre, dopo le dimissioni di Elisabetta Falchi, ha assunto l’interim dell’Agricoltura –. Strada che non avremmo mai voluto chiedere perché i pastori della Sardegna sono veri e capaci imprenditori che non meritano di essere umiliati da un assistenzialismo inutile».
I vertici di Coldiretti accusano gli imprenditori della trasformazione e contestano il prezzo del latte corrisposto ai pastori, passato da un euro di fine campagna 2015 a 0,55 centesimi dell’attuale. «È ormai da un anno che abbiamo lanciato l’allarme sul pesante momento speculativo che si stava perpetrando alle spalle dei produttori di latte. In quel momento abbiamo denunciato il fatto che a un normale riallineamento della domanda all’offerta si affiancavano voci ripetute e ingiustificate di abnormi possibili produzioni di latte per via di una stagione invernale mite, tali da ipotizzare oltre 100 milioni di litri di latte ovino in più. Queste dichiarazioni si sono poi rivelate una bufala. Ai 430 milioni di litri di latte che si prevedevano, la realtà dei fatti riporta per il 2016 a una produzione totale di latte lavorato in Sardegna sotto i 290 milioni di litri».
«Mentre la trasformazione non è riuscita a mettersi d’accordo e ad arrestare la caduta del prezzo del Pecorino romano – aggiungono Cualbu e Saba – si è continuato a dare le colpe dell’iperproduzione dello stesso formaggio al troppo latte, anche quando si sapeva che non vi era stata maggiore quantità di latte prodotto». Secondo i dati forniti da Coldiretti, la trasformazione ha prodotto 356mila quintali rispetto ai 300mila nel 2015 «solo per paura che ci fosse troppo latte. Una paura letta da tutti gli attori del mercato, compresi i grandi compratori americani che quando hanno visto che il settore era in stallo hanno cominciato ad aumentare le pretese di sconto, portando il Pecorino romano a perdere 5 euro al chilo all’ingrosso nell’arco di un anno».
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