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caos nello scalo

Tutto bloccato a Milano, l’aereo non parte Odissea di 12 ore per arrivare in Sardegna

Tutto bloccato a Milano, l’aereo non parte Odissea di 12 ore per arrivare in Sardegna

ALGHERO. Un’odissea di oltre tredici ore, tra rabbia, disagi, informazioni frammentarie, disorganizzazione e una notte infernale, costretti a dormire in condizioni di fortuna all’interno dell’aeroport...

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ALGHERO. Un’odissea di oltre tredici ore, tra rabbia, disagi, informazioni frammentarie, disorganizzazione e una notte infernale, costretti a dormire in condizioni di fortuna all’interno dell’aeroporto di Linate, a Milano. È l’incredibile vicenda capitata ai passeggeri che due sere fa avrebbero dovuto prendere il volo dallo scalo lombardo in direzione dell’aeroporto “Riviera del corallo” di Alghero. Invece niente, quell’aereo non è mai partito. Prima rinviato e poi annullato per problemi che non avevano nulla a che fare con il mezzo, con le condizioni meteo della destinazione o con il numero dei passeggeri. Semplicemente, causa contrattempi non dipendenti da nessuno, c’è stato da decidere quali voli spostare e quali sopprimere. E quello per la Sardegna, manco a dirlo, è finito tra quelli da sacrificare. Alla faccia della continuità territoriale, dell’insularità come opportunità e di tanti altri bei discorsi. Posto che i contrattempi possono sempre capitare e che gli incidenti non si possono né programmare né prevedere, le testimonianze dei numerosi passeggeri che ieri mattina sono arrivati ad Alghero dopo un viaggio sfiancante raccontano anche di un altro aspetto: la gestione dell’emergenza ha fatto acqua, rendendo ancora più sgradevole quell’amara sensazione di essere trattati come gli ultimi degli ultimi.

Il fatto. Giovedì sera un Piper ha avuto un piccolo incidente sulla pista di Linate. Nessuna conseguenza, per fortuna, ma il contrattempo ha imposto uno slittamento di alcuni voli e lo stravolgimento della programmazione fissata per l’ultima tranche di partenze e arrivi. Il Linate-Alghero delle 21 è stato immediatamente spostato di tre ore. «Partirete a mezzanotte», è stata la prima comunicazione ricevuta dai passeggeri, molti dei quali stavano rientrando dalle vacanze, in particolare dalla settimana bianca. Solo che dopo l’orario fissato non è stato possibile trovare un equipaggio disponibile. Quello che in condizioni normali avrebbe dovuto garantire la tratta, a quell’ora non poteva più volare: in base alle norme di sicurezza, sacrosante, oltre un certo numero di ore di lavoro non si può andare. Ma non c’era in tutta Linate un equipaggio che potesse sostituirlo. A quel punto ai passeggeri sarebbe stato comunicato che un pullman li avrebbe condotti sino a Roma, dato che il venerdì mattina non si vola da Linate per Alghero, come gli sventurati hanno appreso per primi o quasi. L’ipotesi di viaggiare di notte sino alla capitale è poi tramontana. Perché, non è dato saperlo. A quel punto ai protagonisti dell’odissea è stata prospettata la possibilità di dormire in un albergo milanese e partire con l’aereo delle 6.30, destinazione aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino, Roma. A conti fatti, molti hanno preferito prolungare la permanenza lontano dall’isola, acquistare un biglietto per un altro volo e affilare le unghie in vista di una richiesta di rimborso.

A tutti quelli che per un motivo o per l’altro non se lo potevano permettere, invece, non è rimasto altro da fare che restare a dormire in aeroporto: tra raggiungere l’albergo, dormire, rialzarsi e tornare a Linate, sarebbe stato ancora più massacrante. I passeggeri del Linate-Alghero hanno dormito all’interno dello scalo, in condizioni non proprio confortevoli, e all’alba sono decollati verso Roma. Da lì si sono imbarcati per Alghero, dove sono arrivati dopo le 10 di ieri mattina, con l’aria stravolta e le facce livide dalla rabbia. «Abbiamo passato una notte da incubo», hanno sbottato all’arrivo al “Riviera del corallo”. «Capiamo tutto, gli incidenti, i contrattempi, le emergenze e la necessità di sacrificare qualche volo – dicono alcuni di loro – ma davvero siamo stati letteralmente abbandonati a noi stessi, costretti a rincorrere informazioni e senza grande assistenza».

Addirittura, confessa una signora, «non ci hanno dato che una bottiglietta d’acqua». Qualcuno va anche oltre. «Perché se c’è da sacrificare qualche volo tocca sempre alla Sardegna?», è la domanda polemica, cui ne segue un’altra, la cui risposta è abbastanza pacifica. «Dato che viviamo in un’isola, non dovremmo essere più tutelati di altri?». La continuità territoriale, in fondo, a questo serve. (g.m.s.)

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