Fortza Paris: «Cambieremo l’isola»
Appello ai movimenti contro la destra e la sinistra. Scalas confermato presidente
ASSEMINI. Lo schema è quello. Federalismo, innanzitutto. Più riconoscimento delle minoranze linguistiche, punti franchi e continuità territoriale ed energetica. Gianfranco Scalas, riconfermato per acclamazione presidente regionale di Fortza paris, ha ribadito il suo grido di battaglia ieri pomeriggio nel corso dell'assemblea federale del movimento ad Assemini. E ha lanciato un appello a tutte le forze che si riconoscono in questa linee d'azione. A cominciare dal prossimo impegno, le amministrative. Con Oristano che fra qualche mese diventerà "capitale" del voto sardo.
«L'abbiamo già detto e lo confermiamo – ha spiegato Scalas – cerchiamo di unire le forze con movimenti civici che vogliano andare nella nostra direzione. Ci stiamo muovendo in questo senso anche per le elezioni di primavera». La strategia? «Non si tratta tanto di riscrivere lo Statuto – ha detto Gianfranco Scalas – quanto di rivedere gli accordi con lo Stato. Serve una ricontrattazione. A partire dalle minoranze linguistiche: il nostro modello è quello del Trentino Alto Adige. E passando per le servitù militari: noi non diciamo tutti fuori, noi non diciamo che devono andare tutti via. Noi diciamo, da federalisti, che gli accordi con lo Stato su questi temi debbano essere riscritti». I temi saranno ribaditi nel prossimo convegno nazionale: data ancora da decidere. Ieri, insieme alla conferma del presidente, c'è stata anche la nomina del nuovo direttivo.
Fortza Partis guarda con scetticismo dalle parti di via Roma a Cagliari: «Costa sta succedendo? – ha sintetizzato Scalas – alla Regione succede che il centrodestra ha lasciato un deserto al centrosinistra. E che il centrosinistra sta rafforzando questo deserto. Per evitare che questo circolo continui occorre agire in direzione di una svolta. E cioè serve che la Regione avvii un nuovo tipo di rapporto con lo Stato. Diciamo basta – ha concluso il presidente regionale di Fortza Paris – : insieme ad associazioni e movimenti che condividono le nostre rivendicazioni possiamo dare molto fastidio e riuscire a cambiare questa terra».
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