La Nuova Sardegna

«Io, abbandonata in Vietnam»

«Io, abbandonata in Vietnam»

La denuncia di una stilista di Monserrato. Ma la storia appare controversa

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CAGLIARI. Potrebbe diventare un caso politico quello di Gemiliana Assorgia, la stilista di Monserrato che attraverso Facebook ha denunciato di aver subìto un’aggressione in un locale di Ho Chi Minh city, in Vietnam, senza che il consolato italiano le abbia fornito l’assistenza necessaria per ottenere l’arresto dei responsabili. Mentre il parlementare Pierpaolo Vargiu (Riformatori) chiede al Ministero degli Esteri che «la situazione surreale di una cittadina italiana lasciata sostanzialmente priva di assistenza e di documenti, che le sarebbero stati rubati» determini «un intervento immediato, con piena tutela umana e legale dei diritti della nostra connazionale» e i post della Assorgia vengono rilanciati dal deputato Mauro Pili (Unidos), la stilista si rivolge ancora una volta ai mezzi di informazione e al popolo del web pubblicando la corrispondenza via email degli ultimi giorni con il consolato italiano, dalla quale emergono aspetti contradditori ed elementi da verificare. La stilista - che diffonde l’immagine di una ferita alla clavicola, suturata con punti - insiste nel denunciare il sostanziale disinteresse manifestato dalle autorità vietnamite per la sua vicenda e l’atteggiamento a suo dire dilatorio di quelle italiane, che si sarebbero limitate a offrirle l’uscita dal paese e il ritorno in Italia. Nelle mail trasmesse agli organi di informazione Gemiliana Assorgia spiega di coler invece restare in Vietnam fino alla conclusione dell’inchiesta sull’aggressione, per vigilare sul rispetto dei suoi diritti e sulla correttezza dell’indagine. Emerge nello scambio di messaggi la totale sfiducia della stilista di Monserrato nei confronti del consolato italiano, al punto da richiedere più volte la prova sull’autenticità di lettere ed email. La donna si ritiene, nella stretta sostanza, al centro di un’operazione di insabbiamento dei fatti che peraltro, a leggere le risposte del consolato italiano, non sembra esserci. Al contrario le autorità italiane manifestano la disponibilità ad assisterla e a collaborare, ottenendo di riscontro solo nuove richieste. «Da quando ho rifiutato di farmi rappresentare dal consolato - scrive comunque la Assorgia in una mail indirizzata ai giornali - la serie di abusi e torture psicologiche e fisiche è lunghissima. Basti dire che domani saranno tre mesi dall' aggressione e io sono ancora qui. Senza avvocato, cure o passaporto in quanto ora è all'ufficio immigrazione e non posso ritirarlo. Sto ancora cercando di denunciare i fatti all ufficio assistenza cittadini all’estero e all’unita’ di crisi ma si rifiutano di intervenire».

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