La Nuova Sardegna

Sporca, poca e imbevibile: l'acqua è la croce dei sardi

Giovanni Bua
Un tratto di una condotta idrica recentemente sostituita a Sassari
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Un tratto di una condotta idrica recentemente sostituita a Sassari

Oltre 700 ordinanze di non potabilità. Sassari maglia nera davanti a Siniscola. Marco Dettori (Università): «I trattamenti di potabilizzazione generano alterazioni che si sommano a quelle provocate dalla rete datata»

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SASSARI. Oltre settecento tra ordinanze di non potabilità e avvisi di interruzione della fornitura negli ultimi 6 anni. Che hanno riguardato più della metà dei Comuni e l’80 per cento della popolazione sarda. Schiacciata da un diabolico combinato di acqua “di partenza” (per la massima parte da invasi artificiali) di qualità infima, potabilizzazione spinta all’eccesso, reti obsolete e comunicazione istituzionale da parte di Comuni e Abbanoa mal gestita e peggio diffusa. Con i sardi che, dati Istat, sono la popolazione in Italia che ha meno fiducia nella propria acqua, e finiscono per approvvigionarsi in maniera alternativa e non sicura (le fonti) o dannosa per l’ambiente (l’acqua imbottigliata), senza mettere inoltre al sicuro la propria salute.

Un vero caso che, tra rabbia della popolazione e scaricabarile quotidiano tra enti e istituzioni, ha finito per attirare l’attenzione della comunità scientifica, diventando un caso di studio a livello nazionale con un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista “Annali di Igiene” da un gruppo di ricercatori dei Dipartimenti di Architettura e di Scienze Biomediche dell’università di Sassari.

Più della metà dei Comuni sardi sono stati interessati da comunicazioni sull’acqua durante gli anni di osservazione, con oltre l’80% della popolazione coinvolta. Capofila incontrastata Sassari, con 52 segnalazioni, seguita da Siniscola (36), Sorso e Irgoli 16, Porto Torres e Guspini 14, Olbia e Dolianova 13, e via così fino ad arrivare ai 191 Comuni toccati. Dati in crescita, con i territori coinvolti che sono saliti dai 25 del 2010 ai 110 del 2014, e le ordinanze da 29 del 2010 a 256 nel 2014.

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