Jihadisti detenuti nelle carceri sarde, scoppia la polemica sulla sicurezza
Preoccupano anche le possibili infiltrazioni esterne di parenti e amci
NUORO. «Se si vuole migliorare la situazione della detenzione in Sardegna sia sul piano della sicurezza, che della tutela dei diritti, che delle ricadute positive o nefaste sull’intero tessuto sociale, bisogna cambiare modello. L’approccio non può essere emergenziale ma basato su attenzione, quotidianità e sensibilità per i problemi da parte di chi si occupa di politica a livello regionale così come avviene in altre regioni». Il garante dei detenuti di Nuoro, Gianfranco Oppo, ha le idee chiare.
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E non si scompone più di tanto anche davanti a “un’emergenza” come quella dettata dalla presenza di terroristi islamici nei penitanziari della Sardegna, a Badu ’e Carros e a Bancali, nello specifico. Forte di un’esperienza diretta di anni e anni di lavoro nel carcere barbaricino, Oppo chiede semplicemente più attenzione, costante e duratura, nei confronti del pianeta carcere.
Anche perché il problema non è la sicurezza in se negli istituti del ministero di Giustizia. La polizia penitenziaria è pronta e preparata per affrontare ogni situazione. Il problema, caso mai, è la rete di rapporti esterni alle carceri che potrebbero crearsi nell’isola con i parenti o gli amici degli jihadisti reclusi con l’accusa di terrorismo internazionale.
Un tema, quello della sicurezza, che ha già scatenato il marasma politico.
«Ancora una volta siamo stati delusi dai soliti politici di turno – attacca Giovanni Villa, segretario generale aggiunto della Cisl-Fns –, ancora una volta il deputato Mauro Pili nel suo modo di fare politica infastidisce e non solo, questa volta ha anche offeso un corpo di polizia. Se non si sente al sicuro e a suo agio faccia a meno di venirci in carcere, semplice». Non sono piaciute, insomma, le dichiarazioni di Pili dopo la visita lampo al carcere sassarese di Bancali. «Pare che la sua missione non tenda al miglioramento delle problematiche, ma ad aumentarle» insiste Villa. Immediata e alquanto piccata, la replica del deputato di Unidos: «Gli agenti sanno il mio impegno a tutela delle loro condizioni di lavoro – sottolinea –. Nel carcere di Bancali è in serio pericolo la sicurezza degli agenti, costretti a turni massacranti, con carenze di organico oltre il 40% del personale necessario. Agenti costretti ad entrare in servizio da soli in reparti delicati come quello dell’Alta sicurezza 2, dedicato al terrorismo internazionale. Una situazione che i vertici dell’amministrazione penitenziaria stavano cercando di coprire a scapito dei lavoratori e della loro sicurezza».
«Appare superfluo rammentare – interviene Salvatore Argiolas, segretario regionale reggente dell’Ugl-Polizia penitenziaria – l’oggettiva condizione in cui versa la realtà penitenziaria della Sardegna, con palesi carenze sotto ogni profilo: oltre all’organico di polizia penitenziaria, quello dei direttori d’Istituto, di mezzi e risorse. Nel solo istituto di Sassari a puro titolo esemplificativo la carenza nell’organico della polizia ammonta a 150 unità».
«La sicurezza non si baratta, si garantisce – aggiunge Giovanni Villa –. L’utenza presente nei penitenziari dell’isola non ci fa paura, ci fa più paura l’immobilismo di chi dovrebbe garantire ai cittadini la giusta serenità». «Chiedano, i politici – chiude il sindacalista della Cisl –, assegnazione di mezzi e uomini per il corpo, chiedano un’adeguata formazione del personale su varie forme di terrorismo visto che fin che sono dentro le carceri non c’è da preoccuparsi considerata la professionalità della polizia penitenziaria». (l.p.)
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