La Nuova Sardegna

Isola in vetta per percentuale di fallimenti

In Sardegna sono aumentate del 19 per cento in un anno, nel resto d’Italia sono calate del 7

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SASSARI. Isola in controtendenza rispetto al resto dell’Italia. In Sardegna, secondo i dati di Unioncamere, nel 2016 i divorzi sono aumentati del 19 per cento. Un risultato preoccupante se confrontato con il dato nazionale in cui i fallimenti sono diminuiti del 7 per cento. La Sardegna, con la Basilicata, più 14,3 per cento e la Sicilia più 8,8 per cento, è tra le regioni che ha visto crescere i fallimenti. È prima in Italia in termini percentuali in questa poco lusinghiera classifica. Tutte le altre hanno il segno meno.

In Italia nel 2016 i fallimenti sono scesi del 7 per cento nei primi undici mesi attestandosi a poco più di 1.000 al mese. In totale sono state 11.655 le procedure fallimentari aperte dalle imprese tra gennaio e novembre dello scorso anno, contro le 12.583 dell’analogo periodo dell’anno precedente. A portare i libri in tribunale l’anno passato sono state in media 1,9 imprese ogni mille registrate negli archivi delle Camere di commercio.

Il dato per l’isola è ancora più negativo se confrontato proprio con i dati nazionali che fanno segnare una certa ripresa dell’economia. La Sardegna sembra essere ancora nel cuore della crisi. I dati diventano subito terreno di scontro politico.

Il primo a commentare in tono polemico i numeri è il leader di Forza Italia Ugo Cappellacci. «I dati di Unioncamere sbugiardano la propaganda della giunta regionale – dice Cappellacci –. Sarebbero questi gli effetti delle fantomatiche ‘politiche keynesiane’ vagheggiate dalla giunta regionale? Pur non essendo cultori della materia, non ci risultata che Keynes sostenesse di radere al suolo la piccola e media impresa. In questo scenario drammatico ci si concede perfino il lusso di presentare la Finanziaria sempre in ritardo e di continuare a cedere allo Stato risorse che spettano alle politiche per le famiglie, le imprese e i territori. I baroni tornino a occuparsi di teoria perché hanno un pessimo rapporto con le azioni concrete e con il mondo reale».

Al di là della polemica politica i dati dimostrano che la Sardegna non è ancora ripartita, almeno dal punto di vista delle piccole e medie imprese, quelle più fragili e quelle più travolte dalla crisi economica.

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