Classifica dei governatori Pigliaru scivola in coda
Il presidente della giunta perde in un anno il 12,5% dei consensi, ora è penultimo Pesa la litigiosità dei partiti della maggioranza e il peso delle riforme
SASSARI. Precipita piombato dall’autocannibalismo della sua maggioranza. Francesco Pigliaru è in fondo alla classifica di gradimento dei governatori. Più in basso c’è solo Rosario Crocetta, il vulcanico e contestatissimo presidente della Sicilia. Ma a preoccupare è anche un altro dato. Pigliaru è il governatore che ha perso più punti percentuali di gradimento in un anno, 12,5. Il governatore al momento della sua elezione aveva il 42,5 per cento dei consensi. Ora si ferma appena al 30 per cento. Secondo la scienza lunedì 16 gennaio è il blue monday, il giorno più triste dell’anno. E la classifica non avrà contribuito a sollevare l’umore del governatore, ancora convalescente.
Ma non si può ricondurre il crollo dei consensi all’assenza forzata e agli acciacchi di salute di Pigliaru. Il sondaggio è stato fatto tra novembre e dicembre 2016, quando il presidente era iperattivo all’interno della sua giunta.
La classifica sembra più essere lo specchio di una giunta e di una maggioranza che vedono appannarsi il sostegno popolare. In questi anni Pigliaru ha dovuto risolvere emergenze ereditate dalla giunta Cappellacci. La Saremar tecnicamente fallita sotto una montagna di debiti, e il naufragio della Flotta sarda. L’aeroporto di Alghero che rischiava di essere travolto dalla sentenza dell’Ue e dai 20 milioni di euro di aiuti dati dalla Regione alle compagnie low cost. Il costo monstre della sanità arrivato a oltre 3 miliardi di euro. Il caos della abolizione pasticciata delle Province.
La giunta dei professori ha risolto emergenze, ma non ha saputo vendere sogni. Almeno questo indica il crollo del gradimento. Pigliaru ha portato avanti una serie di riforme coraggiose. Dagli enti locali, alla sanità, al sistema della rete ospedaliera. Gli effetti con molta probabilità si coglieranno solo sul medio periodo. Ma nell’immediato resta il lento lavoro di demolizione che la maggioranza ha fatto di sé stessa.
Per mesi si è parlato di un cambio di passo. Ma l’accelerazione non si è vista. Ora si percepisce più uno stallo. La responsabilità è anche dei partiti. Difficile che l’elettorato possa cogliere le sfumature di posizione tra le correnti del Pd. E per paradosso ad appannare l’immagine della giunta è stato proprio il dibattito che si è aperto nella maggioranza. Quando si è iniziato a parlare di rimpasto. Il crollo di consensi è legato anche alla crisi del Pd. Il principale partito della maggioranza che è rimasto da un anno senza segretario. E la lunga battaglia di trincea iniziata tra le correnti non ha portato ancora alla scelta di una nuova guida. La lotta tra le anime viene percepita come una lotta per le poltrone. Come se non bastasse gli altri partiti della maggioranza hanno iniziato a cannoneggiare contro la giunta. Il fuoco amico non contribuisce a portare stabilità nella compagine di governo. In mezzo c’è la crisi feroce e infinita che da nove anni ha fatto precipitare il pil dell’isola e ha fatto crescere i disoccupati a livelli record.
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