Bimba uccisa dallo yacht: pilota e padre a giudizio
L’accusa per entrambi è di omicidio colposo. Parti civili i familiari della vittima Per l’accusa il motore del motoscafo è stato avviato mentre l’undicenne si tuffava
CAGLIARI. Vanno al giudizio del tribunale monocratico con l’accusa di omicidio colposo l’ex campione di windsurf Maurizio Loi (59 anni) e l’imprenditore Andrea Trudu (48) che per il pm Sandro Pili sono responsabili della morte di Letizia Trudu, la bambina di undici anni rimasta uccisa il 7 luglio dell’anno scorso dalle eliche del motoscafo Thor II di tipo Azimut condotto da Loi a pochi metri dalla spiaggia di Santa Margherita di Pula. A deciderlo è stato il gup Giuseppe Pintori, che al comandante del motoscafo contesta fra l’altro di aver ormeggiato all’interno di una zona di mare distante duecento metri dalla battigia in una superficie riservata alla balneazione «senza mantenere un servizio di vedetta visivo e auditivo adatto a garantire una completa valutazione della situazione e del rischio di abbordaggio» violando un’ordinanza della Capitaneria di porto. Il processo pubblico si aprirà il prossimo 10 maggio. Ammessi al dibattimento come parti civili la madre a tutela della sorellina, dei due nonni e dello zio, patrocinati dall’avvocato Guido Manca Bitti. A difendere gli imputati saranno l’avvocato Leonardo Filippi per Loi e Massimiliano Carboni per Trudu, che è il padre della piccola vittima.
L’incidente avvenne sotto gli occhi di decine di bagnanti. Loi aveva appena concluso un giro sulla costa di Pula con a bordo l’amico Andrea Trudu con le figlie e i figli di altri amici e conoscenti. Tornato al punto di partenza, a poche decine di metri dalla battigia e comunque all’interno della superficie interdetta dalle boe, Loi fece compiere all’imbarcazione lunga quattordici metri una rotazione completa, destinata a favorire lo sbarco dei passeggeri, orientando la poppa verso la spiaggia. Il procedimento penale è sostanzialmente incentrato su questa fase: un testimone ha riferito che ad autorizzare lo sbarco sarebbe stato il comandante, Loi si difende negando la circostanza. E’ certo che Letizia si lanciò in mare dalla poppa secondo la difesa di Trudu quando ancora le eliche erano ferme. Stando a questa versione sarebbe stato il motore del Thor II a risucchiare successivamente la bambina, che finì tra le eliche, perché l’impianto da 660 cavalli venne acceso con la modalità rotatoria quando i ragazzi erano in acqua, ancora vicino allo scafo. Il pm Sandro Pili accusa anche il padre di aver commesso un atto imprudente, per aver omesso di controllare la figlia mentre si tuffava. (m.l)
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