La Nuova Sardegna

I 139 lavoratori di Clea verso lo sciopero

di Serena Lullia
I 139 lavoratori di Clea verso lo sciopero

Il proprietario della azienda Gianni Iervolino li vuole licenziare. I sindacati in rivolta: «Pronti a occupare lo stabilimento»

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OLBIA. Occupazione dello stabilimento o sciopero. I sindacati affilano le armi per difendere i 139 posti di lavoro della Clea, la lavanderia industriale della famiglia Iervolino. L’imprenditore, proprietario anche della Marbo, intende licenziare i dipendenti. Una decisione che condannerebbe a morte la storica azienda comprata da Iervolino dal principe Aga Khan quando si chiamava Biancasarda. Cgil e Cisl non intendono firmare nessun accordo per mandare a casa i lavoratori. 139 in tutto. Di questi 110 sono donne con una età media di 50 anni. Figure altamente professionali che lavorano nello stabilimento da 20 o 30 anni ma difficilmente ricollocabili sul mercato. All’orizzonte non solo un problema occupazionale ma anche sociale.

Debito milionario. Iervolino parla di licenziamento dalla scorsa estate. Dal momento in cui ha iscritto nel bilancio dell’azienda un debito di 5 milioni di euro. 4 sono i milioni che deve alla Asl di Nuoro dopo aver perso un lodo arbitrale. 1 milione sono imposte mai pagate allo Stato. I sindacati hanno lavorato per scongiurare l’ipotesi licenziamento. Per far galleggiare la lavanderia fino alla prossima estate avevano proposto la flessibilità dell’orario di lavoro, avevano accettato che nei mesi meno produttivi i dipendendenti andassero in ferie a rotazione. Nulla da fare. Iervolino ha comunicato ai sindacati che farà partire le prime lettere di licenziamento. Un colpo d’ascia sul personale non programmabile, ma da valutare mese per mese, in base alle esigenze dell’azienda.

Nessun ammortizzatore. I sindacati avevano tentato anche la carta della cassa integrazione. Ma il viaggio della speranza a Roma al ministero era stato un fallimento. La nuova normativa non concede gli ammortizzatori sociali alle aziende in liquidazione, come la Clea. Per i 139 dipendenti della lavanderia il salto nel vuoto è senza paracadute.

No ai licenziamenti. «Abbiamo convocato un’assemblea in azienda per decidere con i lavoratori le azioni future – spiega il segretario Filctem-Cgil Marino Bussu –. Si va dalla sospensione degli straordinari allo sciopero all’occupazione dello stabilimento. Noi non intendiamo sottoscrivere alcun accordo se prima non saranno valutate le strade alternative al licenziamento, che esistono».

Super lavoro. Ma nessuno pensi alla Clea come una azienda in crisi per mancanza di commesse. La lavanderia lavora su tre settori: resort (alberghi e ristoranti); community (navi e ospedali); medical (sterilizzazione). «Il lavoro per fortuna c’è – conferma il segretario Bussu –. Se la Clea non vuole più gestire questo settore ceda l’azienda, ma non butti sulla strada 139 lavoratori».

La via d’uscita. Più volte è stato proposto a Iervolino di entrare a far parte del consorzio che mette insieme le grandi lavanderie industriali isolane: Nivea, Demi, Mareblu. Le sorelle maggiori potrebbero rilevare il debito della Clea in cambio di una quota della società. Una opzione che permetterebbe di salvare i posti di lavoro. Ma la proprietà non l’ha nemmeno presa in considerazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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