Bilancio di metà mandato Pigliaru: «Andiamo avanti»
Un dossier di 54 pagine per ricostruire quello che è stato fatto dal 2014 in poi Dalle grandi riforme agli investimenti. Ma non tutto è stato capito dagli elettori
CAGLIARI. Da «cominciamo il domani», slogan della campagna elettorale vinta nel 2014, per arrivare in volata fino al bilancio di metà mandato, quasi tre anni dopo. Con la voglia di azzerare le tempeste in maggioranza, nell'attesa del rimpasto e di qualche numero positivo in più, dalla crescita del prodotto interno lordo a un bel po' di disoccupati in meno, ecco il diario di viaggio, autoprodotto, della giunta di Francesco Pigliaru, tra l'altro annunciato vicino al rientro dopo il ricovero in ospedale. Poi un’altra anticipazione: fino al 2019 sarà lui il governatore.
Dopo il sondaggio. Cinquantaquattro pagine, stampate a colori su carta patinata, grafici e foto a volontà, il dossier sembra essere soprattutto la risposta meditata del presidente al sondaggio che l'ha relegato al penultimo posto nella classifica dei governatori più apprezzati dall'elettorato. Una macchia da cancellare, subito, per non rischiare che diventi invece indelebile
Il consenso. A leggere il bilancio è innegabile che la giunta abbia fatto molto, a partire dalle grandi riforme, però resta da capire, e il pessimo risultato nel sondaggio lo conferma, come mai non tutto sia stato capito, apprezzato o festeggiato all'esterno come se la svolta ci fosse stata, quella è stata promessa sin dall'inizio. Invece è sul consenso popolare che la giunta deve e dovrà fare ancora molto. Oltre la solita montagna di delibere, perché il quel messaggio conquisti e convinca anche dopo tre anni.
L’anteprima. Pigliaru scrive nella presentazione del dossier, consegnato al Consiglio e che sarà presto pubblicizzato; «Quando siamo arrivati alla guida della Sardegna, eravamo consapevoli di aver davanti a noi una sfida enorme». Vinta o persa? «Siamo arrivati _ prosegue _ a metà di un percorso complesso quanto entusiasmante. Abbiamo affrontato e continuiamo ad affrontare le emergenze, ma anche lavorato soprattutto alla costruzione di un sviluppo concreto e duraturo». Per poi aggiungere: «Alcuni passaggi fondamentali della nostra idea di Sardegna sono diventati già realtà. A iniziare dalle riforme della sanità e degli enti locali, all'aver puntato moltissimo sull'istruzione dei nostri ragazzi e attirato capitali internazionali per accelerare la ripresa dello sviluppo. O con l'aver messo in campo le migliori energie nella lotta alla peste suina, perché l'illegalità di pochi non può tenere in ostaggio l'economia di tutti. Infine per la prima volta abbiamo misurato gli svantaggi causati dall'insularità e ottenuto dal Governo contributi straordinari per mitigarli». È tutto scritto nei cinque capitoli del dossier (vedi box) che sarà analizzato, pesato da amici e nemici. Per un giudizio finale ancora da scrivere.
Le prospettive. Pigliaru guarda al futuro: «Questo e molto altro abbiamo fatto, avviato e tanto resta da fare. Ci riusciremo continuando a unire le forze, ascoltando i territori e programmando le risorse in base alle loro reali esigenze e lavorando sempre di più sulla qualità istituzionale. Proseguiamo con fiducia, tenendo al centro del nostro impegno condivisione, semplificazione e trasparenza, per realizzare una Sardegna finalmente terra di benessere». Sarà il 2019, ultimo anno di mandato, a confermare o a smentire il presidente.
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