Fondi negati alle Province l’isola si ribella allo Stato
Lo scippo di 70 milioni: la Regione pronta a impugnare il decreto del governo Incassato il pieno sostegno di Anci, Cal e Consiglio metropolitano di Cagliari
CAGLIARI. La Regione, giorni fa, ha inviato una lettera al Consiglio dei ministri, per chiedere come mai «le quattro Province sarde e la Città metropolitana di Cagliari fossero state escluse, insieme alla Sicilia, dal finanziamento nazionale, concesso invece a piene mani, con poco meno di un miliardo, al resto d’Italia». Cercava una spiegazione allo scippo dei quasi 70 milioni che rischia di mandare gambe all’aria i bilanci delle province di Sassari, Nuoro, Oristano e Sardegna del Sud, resuscitate dal referendum costituzionale di dicembre. Però purtroppo il Consiglio dei ministri non ha avuto neanche la buona educazione di rispondere alla preoccupata lettera spedita dall’assessorato agli enti locali. È per questo affronto, oltre ai milioni scippati, che è scoppiata la rivolta della Regione contro il governo Gentiloni. «Non abbiamo avuto neanche uno straccio di spiegazione», è stato il commento amaro e risentito dell’assessore Cristiano Erriu. Che ha trovato subito degli alleati in questa sfida istituzionale e non solo. L’Anci, il Consiglio delle autonomie locali e il sindaco metropolitano Massimo Zedda l’hanno detto: «Siamo pronti a scendere in guerra».
Il vertice. Ogni passo dell’annunciata protesta è stato concordato in un vertice. «Siamo decisi – ha detto Erriu – a impugnare il decreto del Consiglio dei ministri anche se per ora è solo una bozza davanti alla Corte costituzionale, perché non possono essere solo le Province sarde a risanare il debito nazionale, mentre tutte le altre avranno il loro congruo risarcimento dopo i tagli negli ultimi tre anni proprio con questo rifinanziamento nazionale». Il presidente dell’Anci regionale, Pier Sandro Scano, ha aggiunto: «Dobbiamo muoverci insieme alla Sicilia, che conta molto di più della Sardegna in Parlamento, per fermare la palese ingiustizia». Il sostegno dovrebbe arrivare anche dall’Anci nazionale, che oggi annuncerà «la bocciatura a priori di una bozza pasticciata e assurda». Il presidente del Consiglio delle autonomie, il sindaco di Nuoro Andrea Soddu, è stato secco nel dire: «Dobbiamo muoverci subito, ora. Altrimenti già da quest’anno e fino al 2047 le nostre Province non avranno più i finanziamenti dallo Stato per le manutenzioni delle strade e delle scuole e tenere sotto controllo il territorio». Sono milioni che la Regione non ha – sono state le parole di denuncia dell’assessore Erriu – «finora siamo intervenuti per pareggiare i bilanci delle Province, ma in futuro non possono essere i sardi a caricarsi sulle spalle i costi delle competenze che lo Stato ha delegato proprio alle Province. Soprattutto ci spieghino perché alla Sardegna e alla Sicilia il finanziamento è stato negato e alle altre regioni concesso. Pretendiamo una risposta e comunque nessuna risposta potrà andarci bene». Quello che accade in questi giorni – è stata la conclusione del vertice – «è un’ingiustizia senza precedenti , non siamo disposti a fare sconti al governo e andremo avanti a testa bassa». Fino alla domanda provocatoria del presidente dell’Anci Pier Sandro Scano: «Siamo di fronte a una questione di principio e di sostanza che ci porta chiedere: ma la Sardegna fa ancora parte dell’Italia?».
I nemici. Insieme alla Sicilia e con il sostegno dell’Anci nazionale, la Sardegna vuole ottenere giustizia. Altri alleati è difficile che li possa trovare: «Le Regioni ordinarie – ha detto il vicepresidente della Regione Raffaele Paci, entrato e uscito dal vertice – sono da tempo contro quelle Speciali e, in questi ultimi mesi, i loro toni si sono fatti anche molto più aspri». Un segnale di tempesta intuito dal consigliere regionale Francesco Agus, Sel, presidente della commissione Riforme: «Abbiamo il diritto di capire perché siamo uguali alle altre Regioni quando dobbiamo caricarci il risanamento del Paese, mentre diventiamo improvvisamente diversi quando ci sono a disposizione risorse extra. È inaccettabile». Però Palazzo Chigi ha fatto se si può anche di peggio, con neanche un straccio di risposta. Questo sì che è inaccettabile. (ua)
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