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I sindacati sulla manovra «Più attenzione al lavoro»

CAGLIARI. Lavoro e diritto allo studio, sono questi i nodi critici della Finanziaria secondo il segretario generale della Cgil Michele Carrus, ascoltato ieri dalla Commissione finanze del Consiglio...

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CAGLIARI. Lavoro e diritto allo studio, sono questi i nodi critici della Finanziaria secondo il segretario generale della Cgil Michele Carrus, ascoltato ieri dalla Commissione finanze del Consiglio regionale. «Non c’è un salto di qualità – afferma – le misure sono sempre le stesse nonostante i risultati insoddisfacenti. Sembra che la soluzione ai problemi occupazionali sia affidata quasi unicamente a un’ipotetica ripresa che però se c’è, è debolissima». Sulle entrate Carrus ha rilevato che la manovra si basa su una previsione di crescita ottimistica che il sindacato teme sovrastimata. Per rilanciare il lavoro «servirebbero investimenti pubblici in cantieri che si aprano con procedure semplificate e misure di premialità o condizionalità per chi impiega prima di tutto lavoratori del bacino territoriale fuoriusciti ormai dagli ammortizzatori sociali. Servono inoltre nuove misure mirate per le aree deboli, i giovani, le donne». Sul fronte del diritto allo studio la Cgil chiede un aumento degli assegni che oggi sono ancora circa la metà di quel che ricevono gli studenti di altre regioni. E ancora, il segretario Cgil chiede più fondi per gli specializzandi di medicina e, in generale, per le università e la ricerca sarde. «Sono misure che si possono realizzare con i 25 milioni disponibili nella Finanziaria e ancora non programmati».

Sulla Finanziaria interviene anche il numero uno della Cisl, Ignazio Ganga (foto). «Le politiche del lavoro e della formazione devono rimanere centrali nella manovra». È questo uno dei punti fermi della Cisl illustrato alla Commissione finanze. Per la Cisl sarda i sono ormai maturi i tempi per rilanciare «una vertenza di popolo nei confronti di uno Stato che, nonostante il superamento dei limiti del Patto di Stabilità continua a generare criticità in ordine alle spettanze di competenza regionale». La Cisl evidenzia i punti principali. «Sugli Enti locali non va sottovalutata la questione del costo delle province che nel frattempo hanno subito da parte dello Stato un furto con destrezza di oltre 80 milioni di euro. Questo aspetto dovrà essere necessariamente recuperato nel confronto con lo Stato, pena continuare a sollecitare il fondo unico per gli enti locali». Tema sanità. «Contribuisce a generare Pil per la nostra isola e a dare lavoro a 22mila operatori diretti più l'indotto, nonostante un turnover bloccato da molti anni. Ma, tolta la sanità, le spese per investimenti con risorse regionali sono sempre più limitate e non va bene che debbano essere totalmente sostituite dai fondi comunitari o nazionali, che rischiano di assumere il carattere di ordinarietà».

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