La Nuova Sardegna

Latte, in campo il Consiglio e l’Anci

La commissione: la giunta deve aiutare le 12mila aziende in difficoltà. Una proposta di intervento anche dai Comuni

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CAGLIARI. Dal decalogo dell’Anci ai tredici punti della risoluzione del Consiglio regionale: il crollo del prezzo del latte ha messo in allarme chiunque. «È un problema di tutta la Sardegna», è stato detto più volte e non solo da chi munge le pecore o produce formaggio. Così, in un solo giorno, le prese di posizione sono state addirittura due, quando ormai alle porte – a Cagliari giovedì primo febbraio – c’è la grande manifestazione organizzata dalla Coldiretti, con l’annuncio: «Marceremo sulla Regione».

Il Consiglio regionale. Come aveva deciso l’aula, una settimana fa, è stata la commissione Attività produttive, presieduta da Luigi Lotto del Pd, a scrivere «l’indispensabile pacchetto d’interventi da consegnare alla giunta per rilanciare la pastorizia in Sardegna». Pastorizia che ormai è allo stremo con il prezzo del latte crollato fino a 60 centesimi al litro, era un euro l’anno scorso, e con sul groppone quasi 160mila tonnellate di pecorino romano invendute sulle 356mila prodotte nel 2016. Un disastro epocale provocato anche dal disinteresse del mercato di riferimento, quello americano, e preoccupato dai possibili dazi doganali pesati dal presidente degli States Donald Trump. Per il Consiglio sono tredici gli interventi a breve, medio lungo termine necessari per affrontare l’emergenza. Al primo: la richiesta alla giunta di sostenere il reddito delle 12mila aziende in difficoltà, per evitare che siano travolte dai debiti. Gli strumenti finanziari sono quelli di cui si parla da tempo: anticipazione dei fondi europei, il formaggio in eccedenza dato in pegno per ottenere crediti agevolati e ancora i pecorino-bond destinati ad attirare altri investitori. Poi gli incentivi per abbattere le pecore oltre i quattro anni, producono molto latte, l’acquisto del pecorino bloccato nei caseifici con i soldi stanziati per la cosiddetta spesa a favore degli indigenti, uno sconto sulle spese di trasporto dagli ovili ai caseifici e anche favorire, con premi in denaro, le produzioni alternative (fiore sardo e pecorino sardo) per tenere sotto controllo la produzione di quello romano. Sempre nella risoluzione, sono proposti interventi in prospettiva, per «rendere più competitivo un settore che soffre troppo gli sbalzi del mercato». La risoluzione non è stata approvata all’unanimità. La Base, partito di maggioranza con Gaetano Ledda, ha votato contro perché puntava «a stabilire un prezzo politico del latte che avrebbe evitato qualunque ricatto a danno degli allevatori». L’opposizione di centrodestra s’è astenuta con questa motivazione: «Non c’è un intervento a favore delle aziende, ma solo buoni propositi». È stato questo il commento anche di Coldiretti, chiuso con un perentorio: testo irricevibile.

L’Anci. In alcune parti il decalogo proposto dai Comuni, dovranno approvarlo in aula, e concordato con le associazioni combacia con la risoluzione del Consiglio. Tra le priorità indicate dal presidente e dal direttore dell’Anci, Pier Sandro Scano e Umberto Oppus, «l’avvio di un monitoraggio per avere dati certi, oggi ognuno ha i suoi, sul latte prodotto, conferito e trasformato, per avere così il mercato sotto controllo e non subire le oscillazioni». Un altro obiettivo da centrare in tempi rapidi è «arrivare a un contratto uniforme allevatori-produttori, per evitare la trappola degli accordi capestro a inizio stagione. Poi sono «indispensabili interventi pubblici per evitare che le aziende restino senza soldi in cassa», e far entrare il pecorino romano nel disciplinare delle mense scolastiche e degli ospedali: allargherebbe il mercato». L’Anci si aspetta molto dal governo, «non può pensare solo al latte vaccino», e dalla Regione: «Deve favorire l’aggregazione o i singoli allevatori continueranno a essere un bersaglio mobile facile da colpire». (ua)

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