Latte, i piani di Regione e Confindustria
Paci: «In arrivo 4 milioni per abbattere le pecore più vecchie». Le imprese: «Subito il ritiro del pecorino in eccesso»
CAGLIARI. Il crollo del prezzo del latte è sempre più una bomba ad orologeria. Nonostante i tentativi di condividere un piano straordinario d’interventi per salvare le aziende, ogni giorno c’è il rischio che esploda.
Tutti in campo. Dopo essere stata accusata di aver speculato sul prezzo del latte, «ma i fatti hanno dimostrato che l’accusa era falsa», ora è Confindustria a scendere in campo con le sue proposte per evitare il tracollo. Bisognerà vedere se combaceranno con quelle approvate dal Consiglio regionale, perché ormai è guerra totale. Però anche la giunta non è rimasta a guardare: ha annunciato un finanziamento, 4 milioni, per abbattere le pecore di 4 anni che producono troppo latte. Subito dopo accelerato i pagamenti del piano di sviluppo rurale 2014-2020: 2,5 milioni subito, 10 entro il mese. Poi, a febbraio, spera di liquidare i 26 milioni previsti dal fondo destinato alle cosiddette indennità compensative, sarà l’85 per cento del dovuto, e subito dopo pagare l’anticipo dei finanziamenti europei per il benessere animale, altri 52-60 milioni. In totale da qui a febbraio-marzo, secondo la Regione, le aziende dovrebbero incassare 90,5 milioni, tutti destinati a rendere meno pesante il peso della crisi del latte e del pecorino. A sua volta la Confederazione degli agricoltori ha lanciato una nuova proposta, questa: «Convocare subito il tavolo della filiera ovicaprina per un confronto serrato e si spera risolutivo fra allevatori e trasformatori, partendo dal pacchetto di soluzioni, condiviso a suo tempo e presentato mercoledì dall’Anci».
Primo febbraio di fuoco. Lo sarà dopo che i capigruppo del Consiglio regionale hanno deciso che giovedì primo febbraio, giorno della riunione obbligatoria prevista dallo Statuto, in aula sarà discussa la risoluzione approvata due giorni fa dalla commissione agricoltura. Sarà un caso ma è la stessa data in cui i vertici della Coldiretti hanno organizzato «la grande marcia su Cagliari» per denunciare il rischio ormai prossimo, secondo l’associazione, dell’azzeramento dell’«economia più antico della Sardegna». È facile prevedere che, a questo punto, il primo febbraio sarà un giorno caldissimo.
Confindustria all’attacco. Con un lungo comunicato, gli industriali prima scrivono perché quasi un anno fa l’allarme lanciato sulla «iper produzione di latte e pecorino non era infondato e dietro non c’erano neanche tentativi di speculazione. Perché oggi sono i fatti a confermare che avevamo ragione». Per poi presentare il loro pacchetto di proposte anti-emergenza. «Un primo intervento decisivo – scrivono – sarebbe il ritiro immediato dal mercato di 50mila quintali del pecorino romano ora invenduto nei caseifici, da rimettere gradualmente in circolazione nel momento in cui sarà ridotta la produzione». Per riuscirci, «è indispensabile un accordo tra Sfirs, banche, imprese e Consorzio di tutela, con il coinvolgimento del neonato organismo interprofessionale Oilos», perché «solo con il ritiro di parte dello stoccato è e sarà possibile rimettere in sesto un mercato ormai fuori equilibrio». Altri 5mila quintali dovrebbero essere acquistati dallo Stato come quota eccedente visto che fa lo stesso per la filiera del latte vaccino. Confindustria sollecita anche il rispetto delle quote di produzione: «Servono – scrive – strumenti efficaci per far rispettare le tabelle concordate tra i caseifici e il Consorzio del pecorino romano», fino a proporre un tetto: «Non più di 250mila quintali, questa è la quantità massima richiesta adesso dal mercato». Le proposte continuano con una maggiore diversificazione del prodotto: «È una strada già percorsa, bisogna insistere». Subito dopo Confindustria sollecita «il riconoscimento a livello nazionale del marchio Dop per il pecorino sardo: è l’alternativa a quello romano». Ci sono infine le proposte su come aumentare la vendita del latte all’estero per decongestionare il mercato e su come «far crescere, col sostegno dei contribuiti previsti, l’export di quello in polvere».(ua)
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