L’emergenza migranti sovraccarica i tribunali
Crescono i procedimenti per droga, rapine a portavalori e prostituzione A Tempio è allarme organici: a rischio il processo sull’alluvione di Olbia
CAGLIARI. La barca della giustizia galleggia ancora e naviga un po’ più veloce a Oristano e a Nuoro, tiene il mare a Sassari e a Lanusei ma rischia di affondare a Cagliari, zavorrata dal carico di procedimenti penali e di cause civili urgenti legate all’arrivo nell’arco dell’anno di 10813 migranti. Nell’area nera della criminalità le rapine ai blindati e soprattutto i traffici di droghe continuano a impegnare magistrati e forze dell’ordine in una battaglia di cui non si vede la fine. L’analisi è firmata dal presidente vicario del distretto sardo della Corte d’Appello Antonio Onni, che nella sua relazione d’apertura dell’anno giudiziario 2017 ha fotografato lo stato e le dinamiche dei tribunali sardi in una prospettiva realistica, dove i segnali positivi non mancano ma la situazione generale resta critica.
Gli organici. Onni è stato esplicito: risultano «gravi carenze soprattutto nell’organico amministrativo, che ormai è talmente ridotto da non consentire, soprattutto negli uffici giudiziari più piccoli, neppure l’ordinario supporto all’attività giudiziaria». Non è bastato l’arrivo, deciso dal Ministero, di una ventina di impiegati trasferiti dall’area vasta e dalla Croce Rossa, altri sono annunciati a breve: per Onni i nuovi ingressi di personale, tutto da formare, non hanno compensato neppure l’uscita dei pensionati. Solo «il ricorso massiccio ad applicazioni distrettuali di magistrati, accettate senza dispensa dal lavoro ordinario» hanno tenuto in movimento la macchina giudiziaria.
Il caso Tempio. Ma dove l’organico è andato sotto il livello di guardia, come a Tempio, gli effetti sono stati disastrosi: la metà dei processi penali si è chiusa con la prescrizione del reato e secondo il presidente Onni il possibile trasferimento di un giudice provocherebbe l’azzeramento persino del processo per l’alluvione di Olbia.
Pendenze ridotte. In questo quadro problematico qualche dato induce comunque all’ottimismo: nel settore civile la Corte d’Appello, tra Cagliari e Sassari, è riuscita a ridurre le pendenze del 6,95% grazie anche al lavoro dei giudizi ausiliari. Numeri positivi («risultati eccellenti» secondo Onni) arrivano dai tribunali di Oristano e Nuoro, dove le pendenze sono calate del 12,25% e dell’11,6%. Non va male, malgrado tutto, anche a Tempio, dove le pendenze nel civile crescono soltanto dello 0,42%, mentre i tribunali di Cagliari (+4,19%), Sassari (+3,76%) e Lanusei (+3,41%) devono fare i conti con risultati negativi.
Mediazione fallita. Per Onni va registrato il «sostanziale fallimento» dell’istituto della mediazione, che avrebbe dovuto garantire una forte riduzione delle cause: gli accordi raggiunti nel distretto sono stati appena 196, il 5,8% del totale.
Nuoro al top. La giustizia sembra avanzare meno lentamente anche nel penale: la Procura di Sassari ha dato alle pendenze un taglio dell’1,2%, quella di Tempio Pausania dell’1,8% e quella di Cagliari ha toccato il 4,7%. Ma i risultati migliori li ha ottenuti Nuoro, con uno straordinario 31,5%, Oristano con il 18,2% e Lanusei col 10,2%. Meno pendenze significa più procedimenti definiti ed è qui che il dato diventa significativo: nel loro complesso le procure sarde hanno definito – con la richiesta di giudizio, col decreto penale di condanna o con la richiesta di archiviazione - la metà dei procedimenti entro sei mesi, il 22,9% in oltre due anni.
I tribunali. Buoni anche i numeri della Corte d’Appello penale, mentre i tribunali hanno definito 34473 procedimenti a fronte di 30987 ingressi, riducendo la pendenza dell’8,7% e con un aumento della produttività pari al 10%. La nota negativa arriva dalle prescrizioni nei tribunali monocratici: la situazione peggiore è a Tempio, dove il 44,6% dei procedimenti è andato al macero, male anche Nuoro (25,2%), Sassari (24,8%) e Lanusei (12,3%).
Prescrizioni. «Si tratta - ha detto Onni - di dati inaccettabili e che falsano anche la produttività dei magistrati, oltre a scoraggiare i riti alternativi». Su questi numeri pesa la riflessione del procuratore generale Roberto Saieva, per il quale «un sistema che premia solo la produttività rischia di innescare un perverso meccanismo, un rincorrersi lungo le colonne delle statistiche in cui il giudice scrupoloso, se non si adegua, rimane travolto». Confermando come l’arrivo dei migranti abbia accresciuto l’impegno dei magistrati («le iscrizioni degli affari civili hanno subito un incremento del 33% nella Procura dei minori di Cagliari e del 57% in quella di Sassari») per la crescita esponenziale degli ingressi dei minori stranieri non accompagnati, Saieva ha rimarcato la crescita del fenomeno legato alle rapine a portavalori, banche, uffici postali. In forte espansione lo sfruttamento della prostituzione, che coinvolge stranieri ospiti nei centri d’accoglienza, e l’illecita coltivazione di marijuana soprattutto a Cagliari e a Sassari.
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