La Nuova Sardegna

I pc degli uffici giudiziari? Risalgono al 2001

di Mauro Lissia
I pc degli uffici giudiziari? Risalgono al 2001

Mezzi vecchi per gli operatori della giustizia, mentre l’arrivo dei migranti manda al collasso il sistema

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CAGLIARI. Quasi tutti i 1250 computer degli uffici giudiziari vanno avanti col sistema operativo Windows Xp, che risale al 2001 e rende impossibili gli aggiornamenti, alla faccia del processo telematico sbandierato dagli ultimi governi. Il personale non è all’osso, ma al midollo. E per rimpolpare gli uffici sono arrivati in tutto venti nuovi impiegati, una buona parte sono ex barellieri della Croce Rossa. Non c’è spazio per gli archivi, i locali in affitto rappresentano un costo enorme per l’amministrazione, più di tutti quelli di Sassari. Se qualcuno pensa che la giustizia sarda vada a rilento per colpa di chi lavora nei tribunali vada a leggersi la relazione di cui il presidente vicario della Corte d’Appello Antonio Onni ha letto un estratto all’inaugurazione dell’anno giudiziario: la versione integrale si trova nel sito www.giustizia.sardegna.it e contiene l’elenco dei problemi e delle incredibili carenze cui devono far fronte magistrati, cancellieri, assistenti e chiunque abbia a che fare con procedimenti penali e civili. Alcune criticità, come le chiamano gli ottimisti, sono conosciute. Altre farebbero sorridere se non fosse che l’insieme delle disfunzioni è l’origine reale dei tempi biblici con cui arrivano al capolinea i processi. I dati ufficiali diffusi dalla Corte d’Appello parlano chiaro: il sistema sardo della giustizia ha provato comunque ad alzare la testa, i numeri delle pendenze volge al ribasso. Ma proprio nel momento in cui la tendenza volgeva al miglioramento del servizio, ecco che la mole di procedimenti legati all’arrivo dei 10813 migranti tra giugno 2015 e giugno 2016 «ha mandato al collasso - sono parole del presidente Onni - l’organizzazione del tribunale di Cagliari» con riflessi inevitabili su tutte le altre sedi dell’isola. Sulle pratiche legate all’immigrazione hanno lavorato e lavorano anche i giudici di Sassari, l’impegno - a leggere la relazione - c’è ed è forte. Non basta però ad arginare un fenomeno in cui non mancano contenuti inquietanti. Su tutti quello dei minori non accompagnati, autentico spauracchio per gli uffici giudiziari: scrive il giudice Onni che nell’anno 2014-2015 i richiedenti asilo sotto i diciott’anni erano stati 67, nell’anno successivo sono diventati 431, con arrivi imprevedibili da paesi come Algeria (50) e Gambia (71). Ebbene, per ciascuno di questi ragazzi è indispensabile aprire una pratica di identificazione, con l’accertamento dell’età. Ognuno di essi dev’essere quindi affidato a una struttura dedicata ai minori e alla tutela di un operatore volontario: dopo la protesta di sindaci e delegati comunali, sono stati soprattutto gli avvocati a farsi carico gratuitamente di questi ragazzi. Problema comunque non risolto, perché - osserva Onni - in mancanza di qualsiasi collaborazione da parte delle rappresentanze diplomatiche dei paesi d’origine, molti di loro dichiara un’età falsa e finisce tra i minorenni. Onni propone di concentrare la gestione del problema a un’unica autorità giudiziaria, per ora si va avanti alla giornata.

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