«Ho visto l’amore della mia vita sindaco, mi aiuti»
Lettera d’una 24enne a Mario Bruno: «È lì, me lo ritrovi» Chiara “folgorata” a Pisa da un ragazzo partito per Alghero
ALGHERO. Alto, riccio, giacca cammello, blue jeans scuri, «Levis, probabilmente, ma di quel blu scuro che a vederlo su un campione colore ti ricorda solo un jeans». E poi le scarpe, quelle «che mi sarei voluta regalare io a Natale, le Adidas Gazzella, vinaccia se non erro». Infine una fotocamera Canon al collo, stretta sulla schiena a mo’ di fascia. E quell’aria così inequivocabilmente da Alessandro. Già perché «non conosco il suo nome, ma Alessandro è un nome adeguato a un viso del genere». Chiara ha 24 anni e del suo principe azzurro non sa nulla di più. Gli ha dato un nome, vorrebbe ricordarsi che ha gli occhi verdi, giura di averlo incrociato in uno sguardo lungo abbastanza da decidere di partire insieme. Ma poi l’ha perso di vista e ognuno ha preso il suo aereo. E Chiara, ancora scossa da quel colpo di fulmine ai controlli di sicurezza, si è rivolta al sindaco di Alghero, Mario Bruno, con una lettera che dice tutto sull’amore ai tempi della socialità virtuale più esasperata. «L’ho incontrato in aeroporto, a Pisa, il 23 dicembre», spiega Chiara a Bruno.
Ma solo dopo avergli spiegato che «sono una ragazza a lei sconosciuta, e le scrivo perché quest'anno il mio babbo natale, in ritardo, potrebbe essere proprio lei». Poi Chiara promette di farla breve, ma non ci riesce. «Probabilmente ho incontrato l'amore della mia vita – dice – e se lei si sta chiedendo cosa c’entra, sappia che potrebbe essere il mio personaggio chiave in tutta questa storia». Chiara e “Alessandro” si sono incontrati per caso. «Divisi da una striscia separatrice, in fila per entrare ai gate», racconta. «Sono una donna del 2017 e so come la pensano i ragazzi, non devi dargli troppe certezze, altrimenti scappano o iniziano a dare la colpa dei loro scompensi emotivi all’ansia da relazione», è la riflessione che Chiara ha fatto in fila in aeroporto e poi nella lettera aperta al sindaco. «Ho evitato di raggiungerlo dicendogli che sarebbe stato perfetto partire insieme il prossimo anno per mete sconosciute a bordo di un fuoristrada – racconta – spavalda ho superato i controlli per dirigermi, rassegnata e sola, al bar». E che succede? «Mi giro e rivedo Alessandro, che butta uno sguardo verso di me e va via». Nuova riflessione. «Io, donna del 2017, lo so che i ragazzi di oggi sono sfuggenti e sfuggevoli, ma Alessandro forse no, ripassa». Complicata, la ragazza. Torna al gate e «vedo Alessandro seduto, aspettare l’arrivo del suo aereo – dice ancor Chiara – gate 7 in volo verso Alghero, partenza ore 11.25». Alessandro si agita, aspetta impaziente, si alza, guarda verso il bar e poi va via. «Mille cose avrei potuto fare, gridargli “Alessandro amiamoci”, o trattenerlo, o lasciargli il mio biglietto da visita, ma niente, il panico mi ha bloccata. E anche le persone in fila». Ora, scrive Chiara al sindaco, «in un mondo senza tecnologia trovare Alessandro sarebbe impossibile, e non so nulla di Alessandro, ma sono speranzosa, devo trovarlo». Così, «per dirgli “la prossima volta partiamo insieme?” – spiega – o per scoprire che è toscano e felicemente fidanzato». Poi l’appello. «Signor sindaco, in nome dell’amore, delle sviste, delle cotte di tutti i teenagers del mondo, in nome di quel romanticismo che ci piace tanto, le chiedo aiuto», scrive. «Chiedo una cosuccia da poco, un annuncio in pubblica piazza, un corteo, stampe sui giornali locali, locandine sui muri, una ricompensa in gettoni d’oro per chi dovesse riconoscerlo, un avviso sulla bacheca di facebook, lei dica che una ragazza sta cercando un tizio con tutti quegli indizi che ormai io e lei condividiamo, di certo Alessandro si riconoscerà». Firmato Chiara. (g.m.s)
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