La Nuova Sardegna

All’inseguimento di “Alessandro”

di Gian Mario Sias
All’inseguimento di “Alessandro”

L’Sos della 24enne al sindaco di Alghero per ritrovare il suo “colpo di fulmine”: «Almeno un caffè...»

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ALGHERO. Tutto quel coraggio, a Chiara, gliel’ha dato l’amore. Il colpo di fulmine per Alessandro, nome di fantasia attribuito all’uomo incontrato ai gate dell’aeroporto di Pisa lo scorso 23 dicembre, l’ha portata a superare ogni remora e a scrivere al sindaco di Alghero, Mario Bruno. «Mi aiuti a ritrovare l’uomo della mia vita», gli ha chiesto. Però, ora che la vicenda ha assunto una dimensione più grande di lei e che i media di tutta Italia le danno la caccia, preferisce tornare nell’anonimato e non rilasciare alcuna dichiarazione. Attraverso la stessa mail usata qualche giorno fa per il proprio appello a Mario Bruno, spiega di non essere «alla ricerca di fama, notorietà, lavoro, non voglio arrivare da nessuna parte e non cerco niente, se non un ragazzo, ma a oggi solo per dirgli “ciao, ti va un caffè?”». Qualcuno ha scritto che è toscana, in realtà è impossibile stabilirlo. Il 23 dicembre si trovava all’aeroporto di Pisa ma «stavo tornando a casa» è la sola cosa che dice a proposito della sua destinazione. Può significare tutto o niente. D’altronde non c’è alcuna certezza che il suo Alessandro sia di Alghero: stava semplicemente prendendo l’aereo per il “Riviera del corallo”, ma perché stesse venendo in Sardegna non lo sa nessuno. Da quella vigilia di Natale passata a pensare a uno sconosciuto, Chiara ha fatto passare un bel po’ di tempo. Ma quell’incontro non è proprio riuscita a lasciarselo alle spalle. «Sono una fatalista», spiega a proposito di sé stessa. Tornando a quel colpo di fulmine che l’ha totalmente destabilizzata, al punto da farle mettere in discussione tutto, anche quel suo fidanzato al quale, comunque, non fa riferimento esplicito, dice di essere stata colpita dal fatto che lui continuasse a guardarla negli occhi. «Se prendiamo per buona e vera la mia interpretazione – scrive via mail – credo fosse curioso di capire “chi io fossi” – dice Chiara – non ho dei canoni, non so dire cosa mi abbia colpito, ma era bello e sembrava non saperlo, apprezzo sempre la spontaneità e lui mi è sembrato spontaneo». Però, dato che «non sono così tanto spavalda», prima di mettersi alla ricerca attraverso i mezzi tecnologici e un sindaco sconosciuto «ho chiesto aiuto ad amici sardi». Solo dopo, racconta, «ho consultato il profilo Facebook del signor Bruno e ho visto quanto fosse attivo sui social». E su questo è impossibile darle torto. «Ho pensato che mandargli un messaggio in posta avrebbe funzionato – dice Chiara – ho sperato in quell’intreccio “dell’amico di un mio amico è il cugino di Alessandro”, ero curiosa di scoprire chi fosse, anche solo per dirgli “ma me lo sono immaginato o è successo davvero?”», spiega ancora l’ultima eroina di tutti i romantici e di tutti i sognatori d’Italia. Nei giorni scorsi il sindaco ha letto il suo messaggio di posta e «si è subito attivato nelle vesti di Cupido». Sul motivo per cui abbia scelto di spingersi così tanto, scrivendo a un sindaco sconosciuto, «ho agito d’istinto – conclude Chiara nella mail utilizzata nel carteggio col sindaco – ho pensato che quel momento fosse condito dagli ingredienti giusti, c’era l’attesa, la scoperta, l’imbarazzo». E un sindaco che ha risposto e ha trasformato la sua ricerca in un caso nazionale.

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