Sindia, paese sotto scacco: «Ma non vinca la rabbia»
Incendi, auto rubate, anziani molestati: un sospettato con problemi mentali. La Procura di Oristano ora nominerà un consulente per una perizia psichiatrica
SINDIA. Trent’anni, qualche piccolo precedente per furto, un paio di denunce che risalgono allo scorso mese di dicembre per alcuni gesti vandalici accaduti in paese, un passato complicato che per sette anni lo vede ospite dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo fiorentino. Fino alle dimissioni, poco meno di un anno fa, dalla struttura di ricovero perché così prevede la legge: gli “Opg” devono essere chiusi e i pazienti con problemi psichiatrici devono tornare in carico alle strutture sanitarie del territorio. È la storia tormentata di un giovane che non sembra trovare pace, e forse a suo modo continua ancora a cercare aiuto, ma che nel frattempo terrorizza un intero paese, quella che in queste ore sta sconvolgendo Sindia, le sue 1700 anime buone, le sue famiglie operose, la chiesa. Mentre la giustizia, le istituzioni, la sanità, per ora sembrano avere le mani legate. Anche se qualcosa potrebbe cambiare. Perché sul fronte delle indagini si è registrata la decisione, da parte della Procura di Oristano, di nominare un consulente tecnico di parte per disporre una perizia psichiatrica sul giovane trentenne.
La sua è una storia che costringe da diverse settimane le mamme a vivere con ansia le uscite serali dei figli, alcuni bar a chiudere prima del solito, le aspiranti commesse a declinare un lavoro promettente ma troppo a contatto con clienti imprevedibili e a volte molesti. E che costringe persino l’autista di un camion a parcheggiare il proprio mezzo nei pressi di Macomer, perché ha annusato insistente il rischio di un incendio doloso come tanti ce ne sono stati a Sindia negli ultimi tre mesi. Una catena di auto rubate, officine incendiate, anziani denudati e legati fuori dalla porta di casa, massi fatti precipitare sulle strade, ambulanze prese a pedate.
Tre mesi di inferno fino al culmine dell’altra mattina: l’incendio della storica chiesa di San Demetrio, patrono del paese. Le inchieste giudiziarie aperte dalla Procura di Oristano e le indagini seguite dai carabinieri della compagnia di Macomer guidati dal capitano Giuseppe Pischedda procedono in modo separato per ognuno di quei fatti e nella stragrande maggioranza dei casi, almeno finora, non registrano indagati ufficiali.
Ma per almeno un paio di episodi che risalgono allo scorso mese di dicembre, la persona denunciata è proprio il giovane trentenne. E tra gli investigatori c’è chi sussurra che anche per gli altri episodi si segua la traccia di una stessa mano. Solo l’inchiesta, tuttavia, potrà stabilirlo. Solo le indagini e le prove raccolte potranno accertare se davvero dietro la catena di furti e incendi ci sia un’unica mano. Perché per ora, sulla carta, ci sono solo alcune denunce e un mucchio di sospetti.
Ma al di là dei percorsi della giustizia c’è un paese che ha già decretato il colpevole del clima di malessere. Perché da mesi ne subisce le frasi strafottenti, lo vede girare per le strade trascinando una pecora appena ammazzata e ancora sanguinante, lo osserva non troppo da lontano prendere a calci un’ambulanza che lui stesso aveva chiamato. Un’ambulanza “colpevole” solo di volerlo portare a Oristano, e non all’ospedale San Francesco di Nuoro. Lo scorso 31 gennaio, poi, il giovane in questione era stato protagonista di un altro episodio che gli era costato una denuncia per procurato allarme. Intorno alle 8 del mattino, dopo essere finito per sbaglio a Siniscola a bordo di un pullman, aveva telefonato ai carabinieri spiegando di essere vicino al cimitero e che avrebbe fatto una strage. I carabinieri della compagnia si erano ovviamente precipitati sul luogo segnalato, avevano portato il giovane in caserma, lo avevano denunciato e poi lo avevano affidato ai medici dell’Asl. Ma anche in quel caso il giovane aveva rifiutato di farsi ricoverare: era stato sottoposto ad alcuni controlli e poi, in mancanza di un ordine specifico da parte di un magistrato o di un trattamento sanitario obbligatorio, era stato dimesso.
In paese c’è anche chi racconta che da tempo aveva interrotto le cure prescritte perché diceva che non lo facevano dormire. «Forse a suo modo sta solo chiedendo aiuto – commenta una sua compaesana – spero solo che qualcuno intervenga prima che accada qualcosa di irreparabile».
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