Mille pecore in dono ai pastori dell’Umbria
“Sa paradura”, si rinnova l’antico rito. Il 9 aprile la cerimonia a Cascia
CAGLIARI. I pastori sardi onoreranno la più antica delle loro tradizioni in soccorso dei terremotati di Cascia. Ancora una volta si ripeterà sa paradura, anche se c’è crisi e il latte viene pagato appena 50 centesimi: la Sardegna il 9 aprile si presenterà a Cascia con mille pecore e camion di foraggio per gli allevatori che hanno perso ogni cosa nel terremoto e hanno ricevuto un ulteriore colpo nella recente emergenza neve. L’occasione sarà celebrata con un concerto del gruppo musicale Istentales che presenterà alla popolazione di Cascia e delle sue 47 frazioni una canzone inedita, “A mani nude”, scritta con Roberto Vecchioni e Tullio De Piscopo. Motori di questa iniziativa la Coldiretti regionale e Gigi Sanna degli Istentales, ma anche l’operatore della protezione civile Emilio Garau e Giovanni Porcu rappresentante del Casis, il nuovo corpo ausiliario di protezione civile che ha sede a Roma e che ha aderito con entusiasmo alla millenaria tradizione sarda di ricomporre il gregge di pecore a chi lo ha perduto in un incendio, in un furto, in un evento meteorologico.
La raccolta del bestiame da portare agli allevatori umbri è stata lanciata ufficialmente ieri nella sede di Coldiretti a Cagliari, ma ci sono già 150 pecore pronte per il contingente del 9 aprile «perché - raccontava Gigi Sanna – da vari paesi ci hanno telefonato tempo fa per dirci che si doveva fare qualcosa per i pastori terremotati». Sanna ha sottolineato un aspetto: la tradizione di sa paradura ha già creato stupore nel mondo pastorale italiano ed è stata l’occasione per esportare la lezione di solidarietà del popolo sardo. «Nel 2009 - ha raccontato il musicista-imprenditore - dopo il terremoto, portammo in Abruzzo mille pecore da dividere fra 50 aziende. Quando arrivammo, scoprimmo che due allevatori erano rimasti fuori da questa distribuzione e noi indicammo la strada che andava seguita: tutti gli allevatori che avevano ricevuto il bestiame dovevano essere solidali con i due colleghi tagliati fuori dalla distribuzione e quindi offrire un capo».
Tra gli allevatori umbri c’è ancora molta disperazione: «Numerosi volontari della protezione civile provengono dal mondo agropastorale della Sardegna - ha spiegato l’operatore Emilio Garau - e sono riusciti a ricomporre le mandrie sopravvissute al terremoto. C’è stata quasi una strage di bovini, perché, dopo il crollo delle stalle, sono stati troppo all’aperto e si sono ammalati. Quando Gigi Sanna mi ha parlato della possibilità di aiutare chi aveva perso il bestiame gli ho segnalato Cascia perché su Amatrice c’era maggiore attenzione mediatica. Noi siamo stati impegnati dal 24 agosto ad Amatrice e nei comuni vicini, poi il 30 ottobre siamo ripartiti e ci hanno assegnato Cascia e le sue 47 frazioni, un territorio vasto che vive di pastorizia e agricoltura. Quando gli allevatori hanno visto i filmati di sa paradura nel 2009 in Abruzzo sono rimasti colpiti. Nella sala del Comune c’erano solo quindici posti a sedere, ma la gente arrivava fino all’esterno».
Ieri durante la conferenza stampa c’è stato un collegamento telefonico con il sindaco di Cascia, Gino Emili: «Non ho parole per dire grazie. Avete una tradizione straordinaria, in tanti qui mi stanno chiedendo della Sardegna perché si è contenti dell’iniziativa. Io conoscevo il popolo sardo per aver avuto a Cascia i gruppi devoti a Santa Rita, siamo orgogliosi di questa vostra attenzione. Tutti gli allevatori hanno subito danni anche abbastanza gravi, ma ce ne sono trenta che hanno veramente perso tutto. Noi stiamo distribuendo tensostrutture perché i pastori ci chiedono di avere un riparo per le pecore, mi dicono: meglio affamate che bagnate». Alla conferenza stampa avrebbe dovuto partecipare anche Pierluigi Mamusa, che invierà un camion di mangime, mentre al Casis, che aveva già deciso di inviare foraggio, un’azienda di Bosa consegnerà 1.500 euro di buoni per il carburante: quasi una prima risposta a chi chiedeva come sarebbero state pagate le spese per il trasporto del bestiame.
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