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Pigliaru al centrosinistra: basta con la propaganda

Pigliaru al centrosinistra: basta con la propaganda

Sono stati troppi gli attacchi alla giunta arrivati dai partiti di maggioranza Scatta il richiamo del presidente: «Il mio stile resta ancora quello della sobrietà»

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CAGLIARI. All’ennesimo calcio in faccia, ricevuto sempre e a sorpresa dagli amici, il governatore Francesco Pigliaru è scattato su come una furia. Seppure non sia ancora operativo al cento per cento, dal computer di casa ha inviato una mail ai suoi dodici assessori, perché facciano sapere, ai loro partiti di riferimento, che è arrivato il momento di «smetterla con la propaganda». Dopo le sciabolate del Centro democratico sugli stipendi dei manager della sanità, quelle del Pd e di Sel (riassunte nell’articolo in basso) sulle entrate, sui rapporti con lo Stato, e con un rimpasto in giunta ancora per aria, Pigliaru s’è stufato. Non è più sopportabile, la sintesi della mail, che la giunta da troppi sia stata trasformata nell’orso di peluche del luna park, quello su cui tutti sparano per vincere chissà quale premio. Basta, qui non c’è un nulla in palio: d’ora in poi il chiosco è chiuso, e «fatelo sapere in giro», ha scritto.

La mail. È quasi integrale, quella del presidente. «Noto con dispiacere un aumento delle spinte propagandistiche nel sistema politico sardo, forse per l'approssimarsi delle scadenze elettorali». Se questa è la cornice, ecco il quadro: «Ogni presidente della Regione ha il suo stile, comunque anch'esso legittimato dall'elettorato. Il mio è quello della serietà e non della propaganda. Il mio è quello dell'adottare con determinazione riforme strutturali troppo spesso rimandate, coniugato con la flessibilità del pragmatismo». Dopo aver ricordato le diverse battaglie portate avanti – insularità, entrate, Patto per la Sardegna, accantonamenti, sanità e servitù militari – ma sempre «all’interno di una progressiva competizione con lo Stato sul piano del diritto, dell'efficienza e dell'efficacia», il governatore prosegue: «L’insieme delle vertenze è una questione troppo seria per essere dispersa in piccole logiche propagandistiche» e neanche sono temi che «possono e debbono essere diminuiti nella loro portata da strategie comunicative di parte». In altre parole, «la questione sarda è questione di governo», e non può essere alla mercè dei partiti anche di quelli che fanno parte della maggioranza. Non vuol dire che ci sia una chiusura ai contributi, anzi. Ma è chiaro che Pigliaru, molto più di altre volte, qui abbia voluto riaffermare il suo ruolo di governatore e guida del centrosinistra. Forse è stato il vuoto da Natale in poi, provocato dalla malattia da cui sta per uscire e i medici aggiungono «da cui uscirà molto bene», a scatenare fin troppa confusione e più di un appetito. Però questa stagione è finita: con la mail, Pigliaru vuol dimostrare di aver ripreso in mano il comando della situazione, Sarà lui e solo lui a decidere i tempi del rimpasto, ormai prossimi, a distribuire le deleghe, a trattare con lo Stato e i partiti. Per questo la mail è una chiara prova di forza e oggi potrebbe esserci un secondo passaggio decisivo. Dopo quasi due mesi, dovrebe ritornare a presiedere la giunta convocata a Villa Devoto.

Il contrattacco. Come è accaduto in passato, Pigliaru ha lasciato invece agli assessori il compito di rispondere al fuoco amico. S’era stato Luigi Arru (Sanità) a replicare al Cd e al Pd sugli stipendi dei manager Asl, e Raffaele Paci (bilancio) alle contestazioni sempre del Partito democratico e dintorni sulla vertenza entrate, è stato ancora Paci a scendere in campo per precisare (sarà l’ultima?) a tutti gli alleati la qualità dei rapporti finanziari con lo Stato. «La vertenza entrate – scrive – è chiusa e sepolta. Gli arretrati del 2016 sono stati pagati e oggi le regole sui trasferimenti sono nero su bianco. Secondo: non è vera la presunta scarsa liquidità della Regione. Abbiamo solo dovuto fare delle anticipazioni sui fondi europei e 500 milioni ci saranno restituiti. Terzo: è stata la giunta a sollevare da subito il caso degli accantonamenti imposti dallo Stato. Infatti abbiamo impugnato la Finanziaria nazionale dell’anno scorso e fatto lo stesso con quella del 2017. Non ci siamo arresi, non ci arrenderemo». (ua)

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