La Nuova Sardegna

Un vitalizio per la famiglia del poliziotto morto in servizio

di Alessandro Farina
Un vitalizio per la famiglia del poliziotto morto in servizio

Bosa, il giovane agente non era sopravvissuto alla caduta da un cavalcavia dopo un inseguimento L’annuncio di Franco Gabrielli: «È una vittima del dovere. Certe tragedie non si possono dimenticare»

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BOSA. Lo Stato non vuole dimenticare il sacrificio dell’agente scelto della polizia Francesco Pischedda. La famiglia del ventottenne di Bosa in forza alla Stradale di Bellano, morto per le ferite riportate dopo la caduta da un cavalcavia durante un inseguimento lungo le strade della Lombardia, riceverà un vitalizio.

Lo ha annunciato ieri il capo della polizia, Franco Gabrielli, ieri a Brescia durante l’inaugurazione della nuova sede della Dia. Gabrielli ha ricordato Francesco Pischedda: «È una vittima del dovere e la famiglia avrà un congruo riconoscimento economico, un vitalizio», ha spiegato il responsabile della polizia che, subito dopo, ha precisato, «è chiaro che qualsiasi contributo economico mai restituirà alla famiglia il proprio caro. Ci sono cose che non possono essere monetizzate». E ancora: «La figlia non avrà mai un ricordo del padre e questo è inaccettabile» ha poi aggiunto Franco Gabrielli.

L’agente Francesco Pischedda, a bordo della sua volante, aveva partecipato all’inseguimento di un veicolo rubato poco prima. Il furgone è stato intercettato e raggiunto dalla Stradale dopo aver sbattuto contro il guardrail sistemato lungo la statale, in territorio di Colico. Gli occupanti del veicolo rubato si sono quindi dati alla fuga a piedi, sempre inseguiti dagli agenti. Francesco Pischedda ne aveva raggiunto uno e aveva provato a bloccarlo ma, nelle concitazione, i due erano caduti dal cavalcavia impattando violentemente al suolo dopo un tragico volo da un’altezza di circa dieci metri.

Soccorso dai colleghi e dai medici del 118, l'agente è stato accompagnato in un ospedale della zona e poi a Lecco, dove sarebbe dovuto essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Francesco Pischedda, però è morto poco prima di entrare in sala operatoria per colpa di un’emorragia, lasciando la giovane compagna e una figlia di appena dieci mesi, oltre ai genitori, che vivono a Bosa, e alla sorella a cui era molto legato. Francesco Pischedda ha trascorso la sua giovinezza e gli studi proprio a Bosa, prima di intraprendere la carriera in polizia e trasferirsi in Lombardia, dove svolgeva con passione e dedizione il servizio.

La notizia del riconoscimento ai familiari è stata accolta con soddisfazione dalla popolazione di Bosa, che domenica scorsa ha partecipato commossa alla messa celebrata nella gremita chiesa del Carmelo.

«Credo che un dolore così grande per i familiari non possa trovare certo alcuna compensazione. Ma ritengo che questo sia un segnale doveroso da parte dello Stato, di quella che è la solidarietà, la vicinanza delle istituzioni a chi mette la propria vita a disposizione del prossimo. La notizia ci fa piacere, pur in una situazione in cui tutto è velato dalla tristezza e da un dolore profondo», commenta, dando voce alla comunità che rappresenta, il sindaco Luigi Mastino.

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