Sanità, sindacati all’attacco
Cgil Cisl e Uil: a marzo in piazza, pronti allo sciopero. L’assessore: accuse ingiuste
CAGLIARI. I sindacati della sanità lo dicono tutto d’un fiato: «Con l’Azienda unica siamo finiti punto e a capo. È cambiato poco o nulla. Anzi, i servizi sono peggiorati soprattutto per colpa della Regione che continua a non ascoltarci». Ai primi di marzo Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza, con una manifestazione davanti al palazzo della giunta e sono pronti anche a scioperare subito dopo. «Vogliamo e dobbiamo dare un segnale forte», sono state le parole di Nino Cois, segretario regionale della Cgil-funzione pubblica. «Da gennaio purtroppo le relazioni sindacali sono peggiorate non tanto con il manager dell’Azienda unica, quanto con l’assessore alla sanità. Abbiamo chiesto più volte di essere ricevuti, ma lui ci risponde sempre che le nostre mail non gli sono arrivate: è una beffa». Ora basta – ha aggiunto Cois – «così com’è la riforma rischia di far affondare più in fretta il sistema sanitario e mettere con le spalle al muro i cittadini». L’assessore Luigi Arru non è rimasto in silenzio, ha risposto all’attacco: «Siamo sempre pronti al dialogo, ma sono questi tre sindacati a sfuggire al confronto nonostante rappresentino meno del 50 per cento degli oltre ventimila dipendenti Asl e poi non devono avere paura del futuro Per uscire dal disavanzo, è indispensabile la collaborazione di tutti».
La requisitoria. Cgil, Cisl e Uil più che la paura temono però che tutto sia deciso a tavolino senza neanche un «pur minimo intervento reale sugli sprechi», che loro invece elencano. «A Nuoro c’è un tomografo bloccato da anni e lì le liste d’attesa sono interminabili. Dappertutto ci sono carrozzine buttate nei capannoni ma le Asl continuano a ordinarne di nuove. Poi c’è anche la zona franca delle consulenze e degli ingaggi degli amici degli amici: è un disastro». Fino all’affondo di Fulvia Murru della Uil-funzione pubblica: «Siamo la regione in cui i manager della sanità sono pagati di più, mentre noi dipendenti abbiamo gli stipendi più bassi d’Italia». Sono le assurdità che – ha denunciato Davide Paderi della Cisl – «pesano da sempre come macigni sulla sanità sarda». Messa in crisi – è stato un altro passaggio – «da una politica che vuole mettere le mani negli ospedali e poi è capace persino di fare peggio: non decide o decide male». Il grido l’allarme lanciato è stato forte: «Non manifesteremo per proteggere chissà quali privilegi, ma solo in difesa della qualità dell’offerta». Di recente è stata l’Agenzia nazionale che controlla gli standard della sanità a confermare che la Sardegna è ancora in fondo a gran parte delle classifiche su costi, efficienza e sicurezza. La soluzione – hanno sottolineato Cgil, Cis e Uil – non può essere certo solo l’Azienda unica, che ha in mano un pericoloso bisturi, è quello con cui taglierà alla cieca, ma mandata dalla Regione allo sbaraglio senza neanche una direttiva». Perché «i risparmi vanno bene ma devono essere discussi e condivisi con chi, ogni giorno, lavora a stretto contatto con i cittadini».
La replica. L’assessore è stato secco: «Resto stupito – ha detto – da un’infinità di accuse generiche, come quella di un’improponibile macelleria sociale. Ad esempio i sindacati non sanno che esiste un appalto unico per il riutilizzo delle carrozzine, oppure che la Corte dei conti ha riconosciuto il taglio drastico delle consulenze. Se poi loro conoscono altro, si rivolgano alla magistratura». La controreplica di Cgil, Cisl e Uil è stata lo stesso immediata: «L’Azienda unica rischia di essere la pietra tombale del diritto alla salute». (ua)
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