L’emergenza industria sul tavolo di Gentiloni
Sindacati e politici tengono l’Eni sotto tiro: nessun progetto
SASSARI. Il piano di rinascita dell’isola va pianissimo. La vista lampo del premier Paolo Gentiloni si è trasformata in una sorta di riconoscimento dell’emergenza industriale della Sardegna. Il faccia a faccia con i sindacati davanti al governatore Francesco Pigliaru e al sindaco di Cagliari Massimo Zedda è servito per mettere sul tavolo le priorità per rilanciare un’isola in affanno. Non solo la questione dell’ex Arsenale della Maddalena, e l’aggiornamento del Patto per la Sardegna. Ma anche la situazione del lavoro e delle industrie in particolare. Il simbolo di una terra in attesa è il caso Matrica. Annunciata dall’Eni come la grande rivoluzione e realizzata solo in piccola parte. Per la prima volta un premier ha chiesto in modo netto un cambio di passo all’Eni.
Il senatore tiepido. Silvio Lai, senatore Pd, è molto critico nei confronti della multinazionale. «Il governo Gentiloni è una opportunità per rilanciare IL Patto per la Sardegna e per mettere al centro anche le questioni dell’agroindustria». Poi durissimo sull’Eni. «Non siamo più disponibili a fare sconti all’Eni – spiega –. Non condivido il loro progetto di usare terreni industriali per fare campi fotovoltaici».
L’emergenza industrie. Da nord a sud. Dal caso Matrica all’agonia della Sardegna centrale, al collasso del sistema industriale del sud. Sotto accusa finisce l’Eni. Il perché lo spiega il segretario della Cgil Michele Carrus. «Eni ha caratterizzato il paesaggio industriale della Sardenga. Ora ne caratterizza il deserto industriale. Cosa vuole fare l’Eni nell’isola? – spiega –. Il progetto della Chimica verde a Porto Torres va avanti solo se c'è dietro un piano industriale. Questo progetto è stato rimaneggiato più volte. Ora non abbiamo capito se lo si vuole davvero portare avanti o no. Le produzioni sono tutte collegate. Eni ha chiuso Versalis a Sarroch che davano gli aromatici per la produzione di pet a Ottana. Ecco cosa intendiamo per un progetto di insieme per l’isola. Non si può parlare di un solo aspetto. Abbiamo chiesto a Gentiloni grande attenzione su questi aspetti». Carrus ha anche una doppia ricetta per il rilancio. «Ne ho parlato con Gentiloni – continua –. Ho posto il tema dell'aerospazio e della nautica. In Sardegna ci sono le risorse logistche per sviluppare l’aerospazio. Per esempio gli aeroporti di Fenosu o di Decimomannu o la struttura nel Salto di Quirra. Per loro natura si prestano a fare velivoli senza piloti e droni. Si può creare anche una piattaforma per l’ipervelocità. Per la nautica penso alla Maddalena, ma anche ad altre realtà in Sardegna».
La specialità dell’isola. Non solo le questioni industriali. Il segretario della Cisl Ignazio Ganga ha messo sul tavolo la questione Matrica, «ci credo in modo profondo, ma si deve fare un tagliando al progetto della Chimica verde. Serve un tavolo con Eni, Regione e governo». Ma Ganga ha posto all’attenzione del premier anche altre emergenze. «Per prima cosa ho parlato dello spopolamento delle zone interne – spiega – e di come lo Stato con la sua fuga dal centro della Sardegna abbia accentuato questo fenomeno». Ganga ha messo in evidenza anche la specialità dell’isola. «La Sardegna non può essere assimilata al resto delle regioni. Per prima cosa è l’unica isola, vista la sua distanza dal resto d’Italia. E spesso le categorie utilizzate per altre realtà non possono essere calate su di noi – afferma –. Un esempio classico è il dimensionamento scolastico. Difficili che i centri della Sardegna possano avere i numeri pretesi dal governo. Ma se si cancella una scuola in un piccolo centro lo si condanna alla morte. In questi anni sono stati cancellati dallo Stato molti servizi». Ganga non nasconde i suoi dubbi. «Renzi ha siglato il patto a luglio del 2016. Dentro ci sono metanizzazione, rete ferroviaria, industria, scuola, infrastrutture. Ma queste emergenze sono le stesse che vennero firmate nell’intesa del 2006, e anche in quella del 1999. In questo modo si rischia di rompere il patto autonomistico tra Regione e governo. Tra le altre cose ho visto che nel patto sono previste risorse per 281 milioni di euro il primo anno, su un totale di circa 3 miliardi in tre anni. Speravo che ce ne fossero almeno 700 milioni. Il rischio evidente è non riuscire a utilizzare tutte le risorse».
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