La Nuova Sardegna

riciclaggio

Liori indagato dalla Dda di Roma

Grazie ai permessi di lavoro usciva dal carcere e trattava affari

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CAGLIARI. L’ex giornalista e direttore dell’Unione Sarda Antonangelo Liori è al centro di una nuova disavventura giudiziaria: intercettato dalla Dda di Roma mentre conversava al telefono durante un permesso di lavoro nella comunità pedagogica sociale Ponte, a Camp’e Luas, gli è stata revocata l’autorizzazione a uscire dal carcere di Uta dove sta scontando una sequenza di pene per reati comuni - dovrebbe uscire nel 2029 - e risulta indagato per riciclaggio. Al telefono, stando alle scarse informazioni filtrate sulla vicenda, Liori avrebbe parlato di trasferimenti di fondi dall’estero in Italia per un milione e mezzo, grosse cifre da spendere per l’acquisto di un hotel. Interlocutore dell’ex giornalista sarebbe un imprenditore sardo da sempre coinvolto nelle attività di Liori e altre persone sulle quali la Dda di Roma sta indagando. La revoca dei permessi di lavoro non sarebbe però legata all’indagine, quando al comportamento di Liori, che aveva le chiavi della comunità e sembrava poter agire in completa autonomia. E’ stato il direttore del carcere a disporre che all’ex giornalista venisse negato qualsiasi permesso d’uscita e la Sezione di sorveglianza del tribunale ha approvato formalmente il provvedimento.

Questa nuova vicenda nasce alcuni anni fa, quando in virtù della buona condotta tenuta in carcere - prima a Buoncammino, successivamente a Uta - Liori ha beneficiato della possibilità di uscire per alcune ore dal penitenziario e di lavorare come operatore nella comunità di Uta, che si occupa del recupero di tossicodipendenti e alcolisti, oltre che di condannati con affidamento in prova e detenuti domiciliari. La comunità - come si legge nel sito internet - è convenzionata con l’Uepe (ufficio di esecuzione penale esterna) e l’attuale gestione ha sostituito nel 2013 quella di Mondo X Sardegna. Liori, a quanto viene riferito, si era integrato nel lavoro di assistenza agli ospiti della comunità, ma questo non gli impediva di curare i propri affari conversando al telefono con diversi interlocutori. Fin ché, alcuni giorni fa, la sua voce è stata riconosciuta in un dialogo con un personaggio sul quale indaga la Dda di Roma. Il contenuto della conversazione è apparso piuttosto interessante, al punto che i magistrati della Capitale hanno chiesto informazioni su Liori e sui suoi affari. Così si è scoperto che malgrado il cumulo impressionante di condanne messo insieme nel corso degli anni - soprattutto bancarotte, l’ultimo caso è quello legato al crack di Eutelia - l’ex giornalista godeva di grande libertà, a parziale insaputa delle autorità carcerarie, grazie ai buoni rapporti instaurati con la comunità Ponte. Da qui l’intervento della direzione del penitenziario e della sezione di sorveglianza, che hanno fra l’altro sospeso in seguito a questa vicenda il rapporto di collaborazione con la comunità sociale Ponte, fino al chiarimento dei fatti. (m.l)

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